In questa
fresca e piovosa serata primaverile, a pochi chilometri da Modena, sì è
consumato uno dei più incredibili concerti rock che la mia testolina ricordi! I
Markonee hanno aperto le danze, gettando in pasto al pubblico di rocker (molti
dei quali piuttosto maturi!) alcuni brani tratti dal loro Spirit Of Radio,
nonché l’ormai collaudata cover di “Time Warp” e l’inedito “Marconi”, manifesto
sonoro della band; on stage il quintetto è adrenalinico e dotato di quella dose
di tamarraggine che ben si adatta al genere proposto. Con il concerto di
questa sera, si congeda dal gruppo il cantante Emiliano “Gurio” Gurioli, autore
di una prova più grintosa del solito, mentre si segnalano le acrobazie alla sei
corde del virtuoso felsineo Pera (al secolo Stefano Peresson) e quelle dietro ai
tamburi del corpulento Ivano Zanotti. Dopo il consueto cambio di palco, entrano
in scena gli Y&T, capitanati dal fenomenale Dave Meniketti ed è subito… ROCK!!!
La band non si risparmia e suona con l’impeto di un gruppo di ventenni, ma è
soprattutto il leader a stupire, per via della totale disinvoltura nel ricoprire
il doppio ruolo di cantante (che voce, ragazzi!) e chitarrista (un mostro!):
trovarselo a 15 cm (reali) dal mio capoccione è veramente un’esperienza
incredibile, una vera iniezione di energia! Inoltre si distingue per una
simpatia e una disponibilità nei confronti del pubblico fuori dal normale (molti
musicisti avrebbero parecchio da imparare), insomma, un mito! La lunga scaletta
comprende una miriade di canzoni: “Rescue Me”, “Hurricane”, il trittico “Dirty
Girl”/ “Don’t Be Afraid Of The Dark”/“Meanstreak”, che da solo valeva il prezzo
del biglietto e ancora “Masters And Slaves”, “Black Tiger”, “Don’t Stop Runnin’”,
fino alle richiestissime “Contagious” e “Forever”. La vera sorpresa della serata
è stata la comparsata, per alcuni pezzi, di Stef Burns, ex-chitarrista del
gruppo negli anni ’90 e attualmente con Vasco Rossi, che con la sua classe ha
arricchito ulteriormente uno show già perfetto. Un plauso anche alla sezione
ritmica, composta dal veterano Phil Kennemore al basso e dal metronomo Mike
Vanderhule dietro i tamburi, vulcanici supporti per lo smisurato talento di
Meniketti. Dopo un concerto del genere nemmeno la reunion dei Led Zeppelin
avrebbe fatto scalpore, ma, davanti ad uno sparuto gruppo di sopravvissuti, si
sono comunque esibiti i Juliet Kiss, cover band del bacio più famoso al mondo
(dopo quello Perugina). Il gruppo si presenta truccato a dovere e dimostra una
grande capacità nel riprodurre fedelmente i classici della band di Simmons e
soci; il pubblico sembra gradire parecchio, canta assieme a loro le varie “God
Of Thunder”, “Detroit Rock City”, “Strutter” e “Lick It Up” a suggello di una
serata riuscitissima. Complimenti ad Emiliano Nanni e tutto lo staff di Bologna
Rock City per questo e per gli altri ottimi spettacoli organizzati: avanti così,
ragazzi!