Io ho sempre amato Blackie Lawless, un’affermazione
compromettente eppure verissima. “Nerino Senza Legge”, grazie
alla comunicativa speciale della sua personalissima ricetta, è
sempre stato capace di centrare il bersaglio del mio cuoricino.
Blackie, solitamente, si muove tra due tipologie di lavori:
quelli politicamente scorretti e cafoni ( W.A.S.P., The Last
Command…) o concept carichi di emozione, ispirati a temi che lo
toccano in prima persona (The Headless Children, The Crimson
Idol…). Quest’ultimo Dominator appartiene alla seconda
categoria. In entrambi i casi, comunque, il prodotto è sempre
genuino e letteralmente intriso di autentico trasporto. Proprio
quest’aspetto credo sia alla base del successo di questa band e
motivo della buona salute di cui gode ancora oggi. Il gruppo,
nonostante frequenti cambi di line-up, non ha apportato
cambiamenti sostanziali alla propria proposta, se non nella
scelta di qualche sfumatura, quel sapore di “sangue, sudore e
lacrime” che riesce sempre a regalarci sembra ancora valere l’
ascolto di ogni nuovo lavoro. Dominator, infatti, gode dei
privilegi della miscela brevettata W.A.S.P.: giri presi in
prestito al rock and roll più grezzo e basilare “metallizzati”
appositamente per sottolineare le linee vocali al vetriolo
sempre evocative, quasi disperate. Il disco si concentra sulla
politica estera degli Stati Uniti negli ultimi anni con il
solito taglio à la Blackie, un po’ populista in verità, tant’è
che l’album pare sia gettonatissimo tra i G.I. Joe. Come nel
2001, anno in cui aveva dedicato “Unholy Terror” alle forze
armate impegnate nelle zone di guerra, la storia sembra
ripetersi. In soldoni questo Dominator non è un disco né epocale
né fondamentale per i WASP: di sicuro chi li amava troverà
ottimo pane per i suoi denti, gli altri possono anche astenersi.