Home   Staff   Contact   Forum  Links

 [News] [Reviews]   [Interviews]   [Reports] [Events] [Demo Zone]     [Main Event]  

 

 

 

Come direbbero a Roma “Arieccoli!” Slash, Scott, Duff, Matt e l’illustre signor “cuffietta e mustacchi” (Dave Kushner). Dopo un primo disco molto chitarristico, che ha fatto sbavare i devoti del negretto rock and roll e rotto un po’ le palle a tutto il resto del mondo, tornano i Pistola di Velluto. In questo nuovo capitolo intitolato Libertad, che annovera una delle copertine più brutte di sempre, la band decide di sfruttare tutte quelle potenzialità che sembrava aver accantonato nella stesura del primo disco.

Libertad è fresco ed eclettico, si presenta come un buon rimpasto delle capacità compositive di ogni singolo membro del gruppo. “Let It Roll” e “Spay” mischiano il Duff di Beautiful Disease con uno Slash veramente indemoniato, il risultato può ricordare vagamente il piglio di pezzi come “Perfect Crime” o “Right Next Door To Hell”. “She’s Mine”, “Get Out Of The Door” e “For A Brother” recuperano un vibe nineties, molto Stone Temple Pilots, mentre le chitarre intervengono con innesti rock “tradizionali”, qualche pennellata orientaleggiante à la “Pretty Tied Up” o si avvalgono dell’ aiuto di un pianoforte martellante. “She Builds Quick Machines” e “Just Sixteen” riescono a far convivere in maniera moderna pattern rock classici , invero quasi sempre zeppeliniani, con un sound e soluzioni che spesso ritroviamo in artisti come Audioslave e Eagles Of Death Metal.

Scott Weiland, voce del gruppo, riesce a mettere in luce il suo profilo di fine autore ed interprete. Chi ha avuto il piacere di inciampare nel suo lavoro solista 12 Bar Blues sarà sicuramente a conoscenza della vena sperimentale, profumata di Bowie, che scorre dentro all’ex Stone Temple Pilots. Weiland inanella piccoli gioielli come il “bolero beatlesiano” di “The Last Fight”. “Pills Demons & Etc” si muove in bilico tra Joe Jackson e Butch Walker (tranquilli non sono impazzito). “Mary Mary” è squisitamente pop, un po’ ruffiana nella linea melodica, davvero ottima. La convivenza forzata fra l’approccio aggressivo della band ed il profilo a tratti cantautorale, nel migliore dei sensi intendibili, di Weiland funziona anche nell’ improbabile cover degli ELO “Can’t Get It Out Of My Head”. Immancabile chiude la ballad “Gravedancer”… Occhio alla ghost track, lo standard country “Don’t Drop That Dime”.

Grazie al lavoro magistrale del produttore Brendan O’Brien i Velvet Revolver riescono a sfornare un disco piacevole che si fa ascoltare… E, perché no, riascoltare. Mi pesa dirlo, perché non sopporto i vincenti, ma questo disco non fa cagare.

 

 

 Voto: 

 

Lester D. Greenowsky 

 

punto elenco

Track list

  1. Let It Roll

  2. She Mine

  3. Get Out The Door

  4. She Builds Quick Machines

  5. The Last Fight

  6. Pills, Demons & Etc.

  7. American Man

  8. Mary Mary

  9. Just Sixteen

  10. Can't Get It Out Of My Head" (ELO Cover)

  11. For A Brother

  12. Spay

  13. Gravedancer

 

punto elenco Website url

www.velvetrevolver.com

www.myspace.com/velvetrevolver

 

 

 

Copyright Roxx Zone - All rights reserved