GUNS N' ROSES
-Use
Your Illusion pt. II
-
1991
(Geffen Records)
Disse il saggio: errare è umano, perseverare è diabolico.
Uscito in contemporanea con il suo fratello gemello, Use Your Illusion II non
solo ne ribadisce pregi e i difetti, ma segna un ulteriore distacco da quelle
radici hard rock che avevano reso grandi i Guns N’ Roses. Impressionante è la
specularità con il precedente volume: anche qui una cover di successo (si,
“Knockin’ On Heaven’s Door” è di un certo Bob Dylan), un singolo dai toni
riflessivi, “Yesterdays”, e una ballatona strappalacrime (“Estraged”, la brutta
copia di “November Rain”). Ancora una volta tocca a Izzy Stradlin salvarci
dall’ormai maniacale songwriting di Axl: c’è infatti il suo sapiente zampino in
“Pretty Tied Up” e “You Could Be Mine”, forse tra le più interessanti
composizioni post Appetite. Ma non basta a risollevare un album stanco, senza
mordente e soprattutto privo di idee. Troppe sono le delusioni: dalla
musicalmente fiacca invettiva contro la stampa musicale di “Get In The Ring”
alla bucolica “Breakdown”, passando per l’ennesima lunghissima cavalcata
elettrica di “Locomotive”, vengono messi in luce tutti i limiti creativi di Axl
Rose, che a questo punto sogna per i suoi Guns N’ Roses un futuro più à la Queen
che à la Rolling Stones. Discorso a parte merita l’ottima “Civil War”, di fatto
l’ultima apparizione dietro le pelli di Steven Adler. Nonostante la buona dose
di retorica di cui è infarcito il testo, il brano rappresenta la nuova coscienza
della band, che scagliandosi in un feroce atto d’accusa contro la guerra si
distacca per la prima volta da quelle tematiche stradaiole tutte sex, drugs and
rock and roll che ne avevano sancito la fortuna fino a quel momento. Discreta
anche “So Fine”, primo brano interamente a firma Duff McKagan, delicato e
sincero omaggio alla chitarra dei New York Dolls Johnny Thunders, scomparso di
recente. Inconcepibili le cadute di stile nell’inutile rifacimento di “Don’t Cry”
e soprattutto nell’inascoltabile pastrocchio elettronico di “My World” (si
racconta di un quasi infarto di Stradlin nell’apprendere che tale brano era
stato inserito nella track list).
Inutile negarlo: i due Use Your Illusion rappresentano nel loro complesso il
punto più basso di una band che, nel bene o nel male, ha riscritto da sola i
canoni del rock moderno. Rimane il rammarico e la consapevolezza che se Axl e
soci non avessero peccato di presunzione e si fossero limitati ad un unico
volume, il finale della storia sarebbe stato quasi certamente diverso.