Correva l’anno 1992, quando, all’alba del travolgente fenomeno grunge, la triade
Free-Gowdy-Allison, forte dell’appoggio dell’importante etichetta Atlantic,
diede alla luce questo capolavoro assoluto di melodic hard rock. L’apice del
successo della band coincise, infatti, col tramonto definitivo del genere che di
lì a qualche tempo sarebbe stato travolto e spazzato via dal ciclone Nirvana &
Co. Il disco propone dodici tracce di perfetto e potente hard rock, mischiato ad
un senso della melodia senza eguali. Grazie al contributo fondamentale della
magica voce di Mr. Free, ogni brano si trasforma in un piccolo gioiello a metà
strada tra l’hard rock e l’aor. Nessuno prima d’ora era riuscito con tanta
efficacia a fondere due generi apparentemente così vicini. “On The Rise” apre le
danze nel migliore dei modi, introdotta dalla prorompente ed incalzante ritmica
dettata dal duo Shellen-Antonino e da un Mark Free che mette subito sul piatto
il meglio del proprio repertorio. “Take Me Down Nasty” non concede tregua,
mentre “Who Cries Now” ci proietta dritto in paradiso e consacra definitivamente
Mark come “La Voce dell’aor”. Una song assolutamente perfetta e dal tiro
impressionante, in cui ogni musicista si esprime al meglio delle proprie
possibilità, rimanendo sempre al servizio della canzone senza mai concedere
nulla ad inutili personalismi. “To Be Your Everything” arriva opportunamente a
rallentare la corsa del treno Unruly Child: una della ballad più belle mai
scritte in assoluto, su cui un Free in forma straordinaria pone la propria
indelebile firma. In un contesto di cotanta eccellenza “Tunnel Of Love” risulta
un po’ anonima, ma qui stiamo chiaramente cercando il pelo nell’uovo. A fugare
ogni dubbio ci pensa la strepitosa “When Love Is Gone”, un grande esempio di
classe e raffinatezza nei cui cori celestiali è facilissimo perdersi. Come se
nulla fosse, la band macina refrain da infarto uno dietro l’altro. È ora il
turno di “Lay Down Your Arms”, che esplode in tutta la sua potenza nel
ritornello centrale a tutto coro. Tanto per non farsi mancare nulla, il gruppo
assesta un altro colpo da maestro con la sognante “Is It Over”, ballata
elettrica nella migliore tradizione hard rock. Il ritmo torna a salire con la
ruffiana “Wind Me Up”, mentre “Let’ Talk About Love” è il doveroso mid-tempo che
mancava, che affonda le proprie radici nelle chitarre acustiche di Bruce Gowdy e
nel ritornello in perfetto stile aor, magistralmente interpretato da Mark sulla
scia dei Signal. Unico brano leggermente sotto tono (e anche l’unico non scritto
dalla triade) è “Criminal”, un po’ troppo banale e scontato per la media
eccezionalmente alta del cd. Ma niente paura perché il gruppo ha classe da
vendere e proprio in chiusura piazza uno dei brani migliori dell’album: “Long
Hair Woman” è una notturna ed indimenticabile power ballad a tinte blues da
delirio. Tutta la band suona compatta, ed ogni componente apporta il proprio
prezioso contributo alla causa, consegnando alla storia l’ennesimo frammento di
un capolavoro assoluto per il genere melodico. Magnificamente prodotto e mixato
da sua maestà Beau Hill, Unruly Child è un disco che non può e non deve mancare
nella vostra collezione.