Una
bella botta questo Restoration dei Triggersoul (ex Suffer). La band dell’Ohio
propone un granitico modern rock sulla scia di Deftones, Sircle Of Silence e
Sheeter. Difficile emergere in un panorama che ormai vede il numero dei gruppi
aumentare a dismisura di giorno in giorno: il rischio, come si può ben
immaginare, è quello di confondersi in mezzo a tante uscite e di passare
inosservati. I Triggersoul però ce la mettono proprio tutta per fare qualcosa
che rimanga in testa agli ascoltatori, e ci riescono piuttosto bene. Si parte
con “Lost Reality”, un brano estremamente duro da “pogo” sotto il palco.
Fortunatamente Gerg Reeves (voce) e soci sanno dosarsi e infatti arriva subito
la title track a rallentare (si fa per dire) il ritmo. La melodia fa capolino ed
il risultato è eccellente. In “Enemy Lines” ci avviciniamo ai brani più duri dei
Nickelback e a certe sonorità più classicamente hard rock. Come nelle migliori
tradizioni giunge il momento della ballata e “Forgotten” fa la sua bella figura:
la timbrica di Reeves ricorda molto quella di Austin Winkler degli Hinder ed
arriva dritta all’obiettivo. “Self Destruct” riprende a picchiare pesante ed il
growling di Greg sottolinea le martellate di David Jacobs dietro le pelli.
Godibilissima anche “Affliction”, dall’avvio rallentato e impreziosita da un
ottimo ritornello e dalla performance di Aaron Roee (prematuramente scomparso
nel giugno scorso) alle chitarre. Intermezzo acustico per “Waysted Years”, che
ricorda non poco il duetto Anastacia/Ben Moody di “Everything Burns” mischiato
alle ballate del Black Album dei Metallica. Un lavoro che sa mantenere i giusti
equilibri tra sonorità moderne e tirate, senza rinunciare alla melodia da
classifica. Vista anche l’ottima produzione da parte di Jeff Westlake degli
Hydrogyn e il mixaggio del guru Michael Wagener (Alice Cooper, Metallica e Skid
Row), con la giusta promozione alcuni brani potrebbero fare il pieno nelle chart,
soprattutto quelle americane.