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Tum-ta-pum, e si parte in quarta. Una “pillola” ipnotica ed adrenalinica (“Pills To Wait For The Summer”) per introdurci Black Noise Is The New Sound, disco eccellente per il genere. “Two Years Ago” ha un incedere marziale, ma l’atmosfera è resa blues dalla scelta del cantante che gorgheggia, urla e vaneggia, come un Piero Pelù ubriaco e rock d’oltremare (il gruppo proviene da Vilanova, Spagna). “The New Sound”, con un riff alla Strokes, ammicca per dieci secondi alla modernità, poi la canzone procede in una direzione opposta a quel che ci si aspetterebbe, e la band intraprende un percorso che porta dritti a Copenaghen, a bussare alla porta della Bad Afro. Alcuni momenti riportano infatti a produzioni di gruppi come Flamin’ Sideburns o Maggots, ma i Tokyo Sex Destruction reggono il confronto alla grande. “Rainy-day Light”, “Black Cold Heart” e “New Magazines” riconducono ad un immaginario revivalistico sixties, a tratti lisergico, ma contraddistinto da una carica d’energia del più puro e moderno rock ‘n’ roll, cosa che rende questa band un mix perfetto di vecchio e nuovo. “Confuse Me”, britannica, con finale beatlesiano (chitarre invertite, base ritmica ossessiva) dimostra, insieme ad altre scelte molto azzeccate cosparse per l’album, l’attenzione dei quattro spagnoli nei confronti della ricerca volta alla ricchezza di arrangiamenti ed il tentativo di non annoiare l’ascoltatore con scelte ormai trite e ritrite, ramonesiane, del tipo: 1-2-3-4, riff, strofa, ritornello, assolo, finale, goodbye! A chiudere l’album, una bella traccia strumentale beat per alimentare la vostra sete di party e aperitivi r’n’r. Ottima l’impressione generale, lo stile del batterista (e la scelta negli arrangiamenti di batteria) e il sound che ne viene fuori. A convincere di più rimane però questo miscuglio, fatto da una matrice di garage tra il classico e la scuola Pussy Galore, con accenni punk in polvere ma con attitudine e background rigorosamente rock ‘n’ roll.
Voto:
Luca Pirani
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