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Ginger
rimonta in sella ai suoi Wildhearts dopo l'ennesima "pausa di riflessione". Ogni
volta che questo cantante decide di porre in standby la sua band principale
trova il modo di non farsi rimpiangere dai suoi fan. Questa volta è riuscito a
pubblicare ben tre lavori nuovi, di cui uno doppio, con due diversi progetti
paralleli, senza contare il tour "perpetuo" dei Ginger & The Sonic Circus. In
questa nuova versione dei Wildhearts ritroviamo C.J., impegnato ultimamente con
CJ & The Sattelites e Ritch Battersby. Per completare la formazione ecco la new
entry Scott Sorry (ex
Il disco è
omonimo. Le composizioni, dalla durata, sembrerebbero tornate quelle suite
"progressive - punk rock - powerpop" spruzzate di metal che tutti abbiamo amato
tanto. C'è un forte desiderio di ritorno alle origini? In copertina troviamo la
band, presumibilmente nuda, immersa in un mare di luce che pare proprio
suggerirci questo. In realtà siamo di fronte ad una minestra riscaldata, magari
piacevole, ma riscaldata. I pezzi in generale risultano molto più artificiosi
rispetto al passato. Il continuo miscelare attacchi frontali, ormai un incrocio
tra nuovi Slayer e vecchi Pantera, a parti aperte e melodicissime non sembra più
così necessario e naturale, unica eccezione forse "Slaughtered Authours". I
suoni e la produzione molto metal, privano il gruppo di quella fantastica
ruvidezza che rendeva i Wildhearts una band tanto incisiva ed unica. Persino i
testi non sono più
Se "The
Sweetest Song", "Bi-Polar Baby", "She's All That" e "The Revolution Will Be
Televised", nonostante un fastidioso incipit à la Green Day, rialzano le sorti
di un lavoro piuttosto inutile per gli standard del gruppo, l' impressione che
rimane è quella del compitino fatto senza sentimento. Una versione dei vecchi
Wildhearts che nonostante tutto, sono sicuro, potrebbe cambiare la vita di
qualche giovincello che si accosta per la prima volta alla band. Il disco si
merita comunque la sufficienza sempre per quel famoso discorso per cui una
scoreggia di certi artisti vale la discografia di altri ma, per chi segue il
gruppo da sempre, per chi continua a supportarli, questo lavoro lascia l' amaro
in bocca.
Voto:
Lester D. Greenowsky
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