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Ginger rimonta in sella ai suoi Wildhearts dopo l'ennesima "pausa di riflessione". Ogni volta che questo cantante decide di porre in standby la sua band principale trova il modo di non farsi rimpiangere dai suoi fan. Questa volta è riuscito a pubblicare ben tre lavori nuovi, di cui uno doppio, con due diversi progetti paralleli, senza contare il tour "perpetuo" dei Ginger & The Sonic Circus. In questa nuova versione dei Wildhearts ritroviamo C.J., impegnato ultimamente con CJ & The Sattelites e Ritch Battersby. Per completare la formazione ecco la new entry Scott Sorry (ex
Amen, ex Brides Of The Destruction) a sostituire l'amatissimo Danny McCormack, rumor maligni lo vorrebbero in una spirale tossica senza uscita.

 Il disco è omonimo. Le composizioni, dalla durata, sembrerebbero tornate quelle suite "progressive - punk rock - powerpop" spruzzate di metal che tutti abbiamo amato tanto. C'è un forte desiderio di ritorno alle origini? In copertina troviamo la band, presumibilmente nuda, immersa in un mare di luce che pare proprio suggerirci questo. In realtà siamo di fronte ad una minestra riscaldata, magari piacevole, ma riscaldata. I pezzi in generale risultano molto più artificiosi rispetto al passato. Il continuo miscelare attacchi frontali, ormai un incrocio tra nuovi Slayer e vecchi Pantera, a parti aperte e melodicissime non sembra più così necessario e naturale, unica eccezione forse "Slaughtered Authours". I suoni e la produzione molto metal, privano il gruppo di quella fantastica ruvidezza che rendeva i Wildhearts una band tanto incisiva ed unica. Persino i testi non sono più
quei viaggi surreali, a tratti tragicomici, attraverso i guai e gli stati d'animo tormentati di un Ginger, guascone par excellence, che sentivamo così vicino e vero. In Wildhearts, il combo di Newcastle upon Tyne, privilegia "polpettoni" sulla situazione politica attuale del pianeta che, scusatemi il cinismo, annoiano piuttosto in fretta.

Se "The Sweetest Song", "Bi-Polar Baby", "She's All That" e "The Revolution Will Be Televised", nonostante un fastidioso incipit à la Green Day, rialzano le sorti di un lavoro piuttosto inutile per gli standard del gruppo, l' impressione che rimane è quella del compitino fatto senza sentimento. Una versione dei vecchi Wildhearts che nonostante tutto, sono sicuro, potrebbe cambiare la vita di qualche giovincello che si accosta per la prima volta alla band. Il disco si merita comunque la sufficienza sempre per quel famoso discorso per cui una scoreggia di certi artisti vale la discografia di altri ma, per chi segue il gruppo da sempre, per chi continua a supportarli, questo lavoro lascia l' amaro in bocca.

 

 

 Voto: 

 

Lester D. Greenowsky

 

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Track list

 

  1. Rooting For The Bad Guy
 
2. The Sweetest Song
 
3. The Revolution Will Be Televised
  4. The New Flesh
 
5. Slaughtered Authors
 
6. The Hard Way
 
7. Inner City Overture
 
8.
Bi-Polar Baby
 
9. She's All That

  10. Destroy All Monsters

 

 

punto elenco Website url

www.thewildhearts.com

www.myspace.com/thewildhearts

 

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