Dopo un demo omonimo orientato su un aor cantato sia in italiano che in inglese, e ottenuto un contratto con la sanremese Yellow Records, i Ten Midnight approdano al debutto ufficiale. Il quintetto capitanato dal batterista e cantante Roberto Bovini, già conosciuto per aver militato tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 con il gruppo aor degli Storm (una sorta di Heart tricolori), sul nuovo lavoro vira il suono verso un progressive rock piuttosto ispirato, che ricorda sia le band italiche dei seventies, sia il pomp rock di Styx e Saga, pur senza rinunciare ad un impianto melodico tipico di gruppi quali Mr. Mister e Balance. Nonostante qualche piccola ingenuità, questo cd trasuda di passione per il rock, per cui, dopo la pomposa intro "Midnight Rhapsody", l'album entra nel vivo con "Lusitania", omaggio dichiarato ai Kansas, il cui riff infatti non può non ricordare quello della celeberrima "Carry On Wayward Son" della band di Steve Walsh, ma i ragazzi riescono a personalizzare il pezzo grazie ad un brillante chorus tipicamente anni '70.
Un coro di bambini introduce l'ottimo refrain della successiva "Charlie Brown", brano che racchiude un magico alone di nostalgia per i tempi che furono. In "Run Bobby Run", strumentale di classe, svetta un flauto (suonato dal chitarrista Gabriele) che ci accompagna in territori cari ai Jethro Tull, per poi duellare con le tastiere di Bob Ranzi fino a trasformare la canzone in un hard rock molto purpleiano, mentre la successiva Led Ten è un tributo ai Led Zeppelin. "One More Song On The Radio" è un altro omaggio, questa volta più collettivo, essendo dedicato a tutti i gruppi aor, invece l' ottima "Sfere" rimembra i migliori P.F.M. sia per quanto concerne il cantato che per l'utilizzo del flauto (splendido l'assolo dell'ospite Carlo Perri). "Algarve" chiude degnamente un album di ispirato prog rock che non deluderà gli amanti del genere e, come la Cadillac in copertina, rinverdirà epoche passate ma mai dimenticate.