Parto
alla volta di Gualtieri e del Tempo Rock carico di aspettative. Vedere un gruppo
come i Talisman in Italia è un vero e proprio evento, se a ciò aggiungiamo che
questo è il loro tour di addio dopo anni di attività, le attese aumentano ancora
di più. Arrivo al locale alle 22.30 puntualissimo quando il primo gruppo spalla
ha appena iniziato a suonare. Si tratta dei veneti Europroject capitanati dal
talentuoso singer Flavio Meggiato, dotato di un’ugola davvero notevole nonché
musicista di una certa esperienza. L’impressione è davvero buona; sia
tecnicamente che a livello vocale la band si fa onore, meritando gli applausi
dello sparuto pubblico presente. (Paolo Paganini)
Congedati gli Europroject, nel
giro di pochi minuti tocca ai Markonee (ormai una presenza fissa come supporto
alle date degli hard rocker che tentano l’avventura italiana), che in un certo
senso presentano il nuovo cantante Gabriele Gozzi, alla sua terza apparizione
dietro al microfono del combo emiliano. La gente, ancora intenta a scambiarsi i
saluti di rito durante il set della cover band veneziana, si raduna tutta sotto
al palco. L’apertura è affidata a un pezzo nuovo, “Going Down” (se ho ben
capito). Da subito si notano i volumi leggermente sbilanciati a favore della
voce, ma finalmente se lo possono permettere. Gabriele si dimostra essere singer
di razza (è fresco di V.I.T. a Los Angeles), preciso, potente, determinato e
sicuro di sé: si vede che sa stare sopra a un palcoscenico e riesce a fare suoi
i vecchi brani, sia quelli più spensierati come “Love Land”, che quelli che
richiedono un’interpretazione accurata come “Every Beat Of My Heart”. Ben due le
cover dei bolognesi, ossia la famosissima “Time Warp” di fama “Rocky Horror
Picture Show”, e la altrettanto nota (quantomeno tra i fan del gruppo) “Marconi”,
originariamente composta dai bosniaci Divlje Jagode a titolo “Motori”. La band,
al solito, suona con grinta e determinazione, ma questa sera gli occhi di tutti
sono giustamente puntati sul vocalist mantovano. Qualche nuova canzone dal tiro
un po’ più heavy, che andrà a fare parte del disco presumibilmente in uscita nel
2008, completa un set della durata di circa mezzora, davvero molto intenso,
durante il quale uno spiritoso Soto fa capolino da dietro il palco, per vedere
l’esibizione dei nostri e per dissetare il batterista.
(Stefano Gottardi)
Tutto sembra promettere bene e finalmente alle 24 Soto e soci fanno il loro
ingresso sul palco: la band appare veramente in forma. Il via alle danze è
dato da “In Make Believe” tratto dall’album Cats & Dogs del 2003. Canzoni
come “Break Your Chains” e la moderna “Colour My XTC”, col suo incedere alla
Red Hot Chili Peppers, suonano la carica. Soto è il solito trascinatore e la
sua presenza sul palco vale da sola il prezzo del biglietto; “Mysteriuos” e
“Just Between Us” ripropongono il gruppo al tempo del proprio massimo
splendore. Purtroppo i suoni non sono dei migliori e le chitarre di Howie
Simon sono sovrastate dal basso di Marcel Jacob (in versione
sorprendentemente calva!) e dalla batteria di un Jamie Borger in forma
strepitosa. Il concerto non dà però mai l’impressione di decollare
completamente; nonostante l’impegno profuso dalla band, la platea non sembra
scaldarsi. La svolta (in negativo) della serata arriva quando il buon Jeff
si avvicina alle tastiere per il medley riservato alla sola voce e piano.
Qualcosa non funziona, anzi diciamo che non funziona nulla. Un Jeff
vistosamente irritato abbandona la sua postazione, sollecitando il tecnico a
riparare il guasto. Il gruppo riprende a rockare e a proporre classici del
passato e pezzi dell’ultimo lavoro in studio targato 2006. Arrivati a circa
metà spettacolo ecco cadere un’altra tegola sulla band e soprattutto sulla
pazienza di Soto: improvvisamente dalla sala adiacente parte la musica dance
che si sente nitidamente anche nella porzione di locale dedicata ai Talisman.
Il disagio del gruppo è evidente e l’imbarazzo del sottoscritto per la
colossale figuraccia è enorme. Un “fuck off dance music” parte spontaneo
dalla voce di Scott che professionalmente si cimenta nel medley
precedentemente abortito. A metà però la sua voce è sovrastata dalla
discoteca e questa è probabilmente la goccia che fa traboccare il vaso: Jeff
si interrompe nuovamente, essendosi accorto di non sentire la propria voce e
di rischiare la stecca in ogni momento. Un “unbelievable” ed una risata
polemica stroncano la prestazione della band che taglia corto e dopo poco
più di un’ora di spettacolo chiude con la super hit ”I’ll Be Waiting”, forse
la cosa più divertente della serata. Un pubblico finalmente coinvolto sta al
gioco di Soto di trasformare il brano prima in una trasposizione reggae, poi
in un brutal metal ed infine in una sorta di versione alla Frank Sinatra.
Purtroppo però è ormai troppo tardi, almeno 4 o 5 pezzi vengono tagliati
dalla scaletta originale e la canzone chiude così mestamente lo show,
lasciando allo speaker l’ingrato compito di annunciare l’apertura della
pista al pubblico. Gli spettatori dei Talisman rimangono interdetti; non mi
era mai accaduto di assistere ad una cosa del genere: nessun bis, nessuna
band sul palco a raccogliere un meritato applauso almeno per l’impegno
speso. Nel dopo concerto attendiamo per più di un’ora l’arrivo dei nostri
beniamini per poter almeno scattare una foto con loro. Jamie, Marcel e Howie
si dimostrano abbastanza disponibili, anche se evidentemente insoddisfatti
dell’andamento della serata, mentre Soto si fa attendere presentandosi una
buona mezzora più tardi spazientito e frettoloso. Visto come sono andate le
cose non dobbiamo meravigliarci più di tanto se gruppi di questo genere
fanno una grandissima fatica ad affacciarsi dalle nostre parti. È
incredibile che cose del genere possano succedere, ma, si sa, siamo in
Italia: tutto è possibile…