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C’è la voglia di fare sul serio in questo The Invisible Sandglass, primo (e autoprodotto) full-length album dei Sybilla; suoni puliti, registrazione professionale, artwork curatissimo, con i testi belli ordinati nel libretto (e che peste colga tutti quei gruppi che si sentono “più avanti” perché, invece dei testi, mettono strane ricerche grafiche pseudo artistiche! Io voglio sapere che caspita dice la canzone!). I ragazzi marchigiani si presentano bene: capelloni, convenientemente agghindati e con l’esperienza di un ep (Rock Ain't Dead!) di debutto alle spalle; il tutto fa presagire l’ascolto di un ottimo rock ed è con estremo entusiasmo che piazzo il cd nel lettore. Scopro subito, però, che c’è anche la voglia di dire tante cose e dirle tutte insieme, così nelle iniziali “Burning” e “Gimme More Rockin’” sonorità rock anni ’80 si incontrano e scontrano con introduzioni al sintentizzatore e stacchi progressive che generano in me un profondo cipiglio meditativo. Nella successiva “Black Rose” i ritmi si fanno più duri e godibilmente heavy e, nostalgica dell’infanzia metallara, penso che “finalmente ci siamo”, ma le influenze di ricerca alternativa tornano in modo prepotente e rimango perplessa di fronte a questa continua “sporcatura”. Ma l’apparenza inziale inganna e, infatti, nelle parti successive, “il sintetizzato-prog” finisce con lasciare il campo ad un suono che spazia dall’heavy classico al rock anni ’80, con richiami a Kiss e Queen (nella tribute song “I.N.F.I.L.A.” neppure tanto velati) che non risulta mai il rimpasto di cose già sentite, ma è fresco e godibilissimo. Canzoni come “Bad Boys Rock”, “Quick Fix” e “Fueled By Love”, su cui prevale il rockettone e la notevole voce di Hunter diventa cattiva e graffiante, convincono e alimentano subito il desiderio di approfondire l’argomento in sede live. In sintesi, un disco variegato e mai banale, ottimamente sostenuto dalle doti dell’intera band, che riesce a dare pienezza nei diversi stacchi stilistici e ad ogni singolo suono, compresi gli apprezzatissimi e simpatici coretti eighties. Dunque, cari Sybilla, accettatelo detto da una vecchia, grassa, Signora che di gruppi ne ha visti e sentiti anche troppi: “Non cercate a tutti i costi l’innovazione stilistica. Non serve. Il rock piace così com’è, vecchio, cattivo e, a tratti, romanticone. Voi lo sapete fare bene. Fatelo perbacco!
Voto:
Chiara Luppi
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