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Report di Luca Driol

Foto di Anna Minguzzi

 

Più che un concerto un piccolo evento, infatti mai mi sarei aspettato di vedere dal vivo i mitici Sweet (o quello che ne rimane) a due passi da casa per la loro unica data italiana. Tante cose sono cambiate dai lontani anni ’70: Brian Connolly e Mick Tucker (rispettivamente voce e batteria) sono deceduti, Steve Priest (basso) non è più della partita e l’unico sopravvissuto (quasi in tutti i sensi!), il chitarrista Andy Scott, è un sessantenne imbolsito e nemmeno troppo simpatico. Oggi gli Sweet sono un quartetto composto, oltre che da Scott, da Peter Lincoln (già collaboratore di musicisti come Cliff Richard e Tina Turner) alla voce e al basso, Steve Grant (già con Animals, George Harrison e Alvin Lee) alla tastiere, chitarra e voce e dulcis…anzi...sweet in fondo, Bruce Bisland (Tank ed ex Praying Mantis) alla batteria; ma andiamo con ordine. Alle 21:30, mentre una pioggerella leggera sfiora il tendone dell’Estragon, fanno l’ingresso sul palco i bolognesi Markonee che sfoderano il loro hard rock di fronte ad una trentina di persone; non è la prima volta che vedo il gruppo in azione il quale, pur forte dei pezzi accattivanti tratti dal loro debut-cd, Spirit Of Radio, raramente dal vivo riesce renderli al meglio, vuoi per problemi tecnici, vuoi per un cantante non sempre all’altezza. La presenza on stage è buona se non ottima, la grinta c’è, “Loved Land”, “Every Beat Of My Heart”, “Modern Time Clockwork” e “Officer & Gentleman” in studio sono pezzi notevoli, e risulta azzeccatissima la scelta di proporre una cover hard della mitica “Time Warp” dal musical Rocky Horror Picture Show, ma dal vivo il gruppo non riesce ancora a valorizzare il proprio potenziale. Speriamo che per il futuro i ragazzi riescano a risolvere questi problemi.

Cambio di palco e arrivano gli Sweet. L’aspetto più  triste della serata è l’audience, composta da non più di un centinaio di anime, molti dei quali dotati di un entusiasmo pari a quello di un eschimese lobotomizzato. Il gruppo attacca con “Action”, già riportata al successo diversi anni fa dai Def Leppard: la resa sonora è ottima, Lincoln è un buon cantante e i cori sono perfetti. Qualche problema tecnico irrita Scott, che però annuncia “Sweet F.A.” per la gioia dei presenti, alle quali seguono vecchie hit come “Heartbreak Today”, “Six Teens”, “Wig-Wam Bam” e la mitica “Little Willy”. La canzone più “recente” che viene proposta è “Love Is Like Oxygen” del 1978, piacevolmente interrotta a metà dal tema di “Fanfare For The Common Man” degli EL&P (scritta però dal grande compositore Aaron Copland), forse il momento più intenso dello show. “Hellraiser” (anch’essa coverizzata dai Def Leppard) e “Blockbuster” vengono offerte all’esiguo pubblico, così come la splendida “Fox On The Run”, cantata a squarciagola dai presenti. Dopo una breve pausa, (durante la quale i nostri assumono medicinali contro l’osteoporosi e l’ipertensione), un assolo di batteria di Bisland, per altro abbastanza accademico, fa da preludio al cavallo di battaglia degli Sweet, ovvero la celeberrima “Ballroom Blitz”, con la quale la band si congeda dal pubblico italiano. A parte l’assenza del pathos giusto, causa lo scarso pubblico (e naturalmente il minore  coinvolgimento del gruppo stesso), e l’assenza inspiegabile di “Set Me Free” dalla set list, un buon concerto, soprattutto per i nostalgici come me.

 

Set List Markonee:

 

01. Modern Time Clockwork

02. I Know That You Know That He Knows

03. Officer And Gentleman

04. Marconi

05. Loved Land

06. Time Warp

07. Burnin’

 

 

Set List Sweet:

 

01. Action

02. Sweet F.A.

03. Into The Night

04. Heartbreak Today

05. Restless

06. No You Don’t

07. Six Teens

08. Wig-Wam Bam

09. Little Willy

10. Teenage Rampage

11. Love Is Like Oxygen

12. Hell Raiser

13. Blockbuster

14. Fox On The Run

15. Ballroom Blitz

 

 

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