SUPERHUMAN -
As Human As We Are
-
2007 (Sound Division)
Il
precedente ep aveva un titolo quanto mai azzeccato: Taste It. Effettivamente,
dopo averlo “assaggiato” ed essersi resi conto di cosa sono in grado di fare
questi quattro ragazzi, la voglia di ascoltare un full-length era davvero tanta;
per fortuna l’attesa non è stata vana, perché As Human As We Are entra di
diritto fra le release più interessanti di questo 2007. Senza dubbio compilare
le play-list di fine anno non sarà semplice, ma tanta abbondanza in termini di
uscite qualitativamente soddisfacenti (vedi Elegantly Wasted, Bullets And Octane,
Scorpions, Big Boy, Fuoriuso, Naughty Whisper, Valerian, Shameless, United
Enemies ed i purtroppo disciolti Jann Wilde & Rose Avenue), non può che venire
accolta con un sorriso di compiacimento stampato in faccia. Dei SuperHuman si è
cominciato a parlare lo scorso anno, in seguito ad una data di spalla a Billy
Idol tenutasi nel loro paese, la Lettonia. Il quartetto, fondato nel 2004 dal
chitarrista Uldis, un musicista piuttosto conosciuto nei Paesi Baltici, propone
un moderno e pesante hard rock influenzato da gente come Nickleback, Bon Jovi e
gli Skid Row di Thickskin. A dire il vero le undici canzoni presentate suonano
anche abbastanza personali. Ottimamente prodotto dalla coppia Greg Haver/Clint
Murphy (Manfred Mann's Earth Band, Manic Street Preachers, 50 Cent), As Human As
We Are è uno di quegli album che mettono in difficoltà il recensore, intimorito
dalla paura di non riuscire a mettere per iscritto la bontà del lavoro e, di
conseguenza, non essere in grado di trasmettere al lettore neppure la più
piccola delle sensazioni che l’ascolto di un simile disco può provocare. E
infatti chi scrive non solo non ci riesce, ma nemmeno lo vuole fare: procuratevi
questo album, inseritelo nel lettore cd e lasciatevi trasportare dalle
malinconiche atmosfere delle lente “Alone”, “All
My Good Intentions” e “Hey You”, dall’assalto delle più aggressive “Lost
In Time” e “Too
Far Away” e dalla melodia delle ultra catchy “Cream” e
“Transformation” anche se, come ampiamente lasciato intendere sinora, il livello
delle composizioni è altissimo e costante per tutta la durata del disco.
Nient’altro da dichiarare. Chapeau.