SUMMER GLAM ATTAKK -
05/07/2008 – Colonia Sonora, Torino
Report e foto di
Stefano Gottardi
(foto dei Gemini Five
di Crystal Eve - myspace.com/scandinaviaroxxitaly)
Il Glam Attakk è una grande
festa, un circo fatto di colori, musica, allegria, personaggi
bizzarri, vecchie glorie e nuovi fan devoti al sacro verbo del
rock and roll, che due volte all’anno confluiscono in quel di
Torino per una serata all’insegna del puro divertimento. Non
avrei dovuto occuparmi di questo live report, tuttavia
l’improvvisa defezione di un collaboratore (Lester, che mi
combini?) ha reso la scelta obbligata. Il mio Glam Attakk
avrebbe dovuto essere l’occasione per rivedere qualche vecchio
amico e scambiarci quattro chiacchiere, fare qualche nuova
conoscenza e provare tutti i tipi di birra presenti ai vari
stand. E così è stato. Mi perdonino i lettori ed anche i gruppi
se questo resoconto non sarà proprio dettagliatissimo e ricco di
particolari: consideratelo come il report di uno scribacchino
in… libera uscita!
Intorno alle 20.45 salgono sul palco i milanesi Tabby Cats:
quattro ragazzi giovanissimi (18/19 anni l’età media) e
colorati che, grazie a capelli cotonati, make-up e spandex
tigrati e leopardati, hanno l’impatto visivo necessario ad
attirare l’attenzione del poco pubblico già presente a quell’ora.
Il gruppo suona con una grinta ed un’attitudine da vendere, Matt
alla chitarra sprigiona energia e Ken dietro alle pelli picchia
come un fabbro. Fra un paio di immancabili cover (“Rebel Yell”
di Billy Idol e “I Take Drugs” dei Murderdolls), pezzi originali
che incuriosiscono (su tutti “Hard Hard Love”) e parlano di
amore (o di figa, come ci tiene a precisare il cantante),
qualche piccolo problema tecnico e simpatiche trovate come il
fumo colorato che avvolge la batteria ed i fuochi artificiali
che escono dal basso di Freddy, i quattro dimostrano di saperci
fare. Con grande sorpresa veniamo informati che l’ottimo singer
è in prestito per una sera e non è nemmeno un glamster, né un
cantante! Poco male, il suo sporco lavoro lo svolge con grande
professionalità e, anzi, dispiace apprendere questa notizia
perché sembrerebbe proprio l’uomo adatto per questa promettente
band. Complimenti agli organizzatori che li hanno scovati e
invitati! Dopo la mezz’oretta passata in compagnia dei Tabby
Cats, sulle note dell’anthem “Jonna Wants 2 Beers” tocca ai più
maturi The Guestz calcare le assidel Colonia
Sonora: i quattro sono un gruppo completamente diverso dal
precedente, ma non per questo meno interessante. Accompagnati
dal giovane batterista Matt (uno dei migliori della serata), le
vecchie volpi della scena romana Jonna (chitarra) e Rob n’ Roll
(basso), hanno messo in piedi una formazione di tutto rispetto,
completata da Mimmo God (voce/chitarra ritmica). Il set, quasi
del tutto incentrato sul recente, ottimo, ep Not For Money, Just
For Glory, fila via liscio come l’olio e la band è pressoché
impeccabile. Sentire suonare a questo modo è un piacere per le
orecchie, la gente comincia a farsi più numerosa e tutti
sembrano apprezzare. Dopo alcuni pezzi propri davvero
eccezionali come “Piracy” e “House Of Rock”, tocca alla
sempreverde “Livin’After Midnight” (Judas Priest) chiudere uno
show memorabile. Quando appaiono on stage i francesi Rakel
Traxx, incuriosito da un’immagine accattivante, il pubblico
si riavvicina al palco, seguendoli con un certo interesse. Non
conoscendo la band è difficile formulare un giudizio accurato
sulla loro prestazione, anche se va detto che sono sembrati un
po’ fiacchi e svogliati, e che nonostante la presenza costante
di due chitarre, non sempre sono riusciti a creare quel “muro
sonoro” che ha invece contraddistinto l’esibizione dei The
Guestz. Qualche pezzo (“S.E.X”, “Together”)
cattura comunque la mia attenzione, obbligandomi quasi a fare un
giro al loro banchetto del merchandise: l’ep omonimo sarà
sicuramente utile per farmi un’idea un po’ più precisa sul combo
transalpino. Tocca quindi agli Hollywood Killerz, sono i
padroni di casa e la gente lo sa: le prime file si riempiono e
tutti si godono lo spettacolo; fra la folla scorgo Hot Rod e gli
domando qualcosa sulla scaletta di stasera. Scopro così che
considera Sex Drugs Anarchy il più bel disco dei Gemini Five, ma
a questo ci penseremo più tardi, perché dopo una breve intro
tocca a “Hittin’ The Star” dare vita ad uno show infiammato, che
si rivelerà uno dei migliori della serata! Fra pezzi più vecchi
(“Goin' Down”, “Somewhere Out Of This Mind”), altri più recenti
(“Grey Celebrations”, “Girls R Dead”, “All Tomorrow's Parties” )
ed altri addirittura proposti per la prima volta dal vivo (“Luxury
Depression”), la band torinese convince su tutti i fronti e
diverte il pubblico senza mai perdere un colpo. Eroi della
serata il bravissimo frontman Harry Kill Kill e l’impeccabile
batterista Lollo, una vera macchina da guerra. Quando tutto
sembra volgere alla conclusione, improvvisamente compaiono sul
palco alcune ragazze armate di bombolette spray, che assalgono i
Killerz e la gente che affolla le prime file. L’ottima
esibizione termina fra le note della splendida “Lovecrash e… le
stelle filanti! Intorno alla mezzanotte giunge il momento dei
Gemini Five, headliner della manifestazione e assenti
dall’Italia da almeno un paio d’anni. Proprio per questo, e
trattandosi di una data unica, sarebbe stato lecito attendersi
una risposta di pubblico un po’ più calorosa: ormai sono
arrivati tutti e ci si rende conto che la gente accorsa non è
poi così tanta. Bisogna anche dire che la location è immensa e
per farla sembrare piena… deve essere davvero piena! Poco male,
Tin Star & soci salgono sul palco e i presenti li acclamano: è
“I Am Hollow”, una delle migliori canzoni del nuovo cd, ad avere
il compito di scaldare la folla. E ci riesce benissimo! Il combo
svedese, che vanta la presenza del nuovo chitarrista Dee Dee,
appare in forma, compatto e suona che è una meraviglia. Forse in
qualche frangente i ragazzi premono un po’ troppo il piede
sull’acceleratore, ma vecchi brani estrapolati dal debut come
“Babylon Rockets”, “Automaticool”, “Twenty Four Seven” e
l’inattesa “Suicide Tuesday” fanno sempre il loro effetto. Lo
stesso non si può dire dell’unico estratto dal controverso Black
Anthem “When The Body Speaks”, né di nuove composizioni come
“Blood On The Bricks” e “Scream 4 Me” (ma quale miglior disco
Rod?), che dà il via ai bis dopo una breve uscita avvenuta
soltanto dopo 8 pezzi. Lo show si chiude con la famosissima
cover dei Dead Or Alive “You Spin Me Round (Like A Record)”.
Solo 10 brani sono forse un po’ pochi, ma fondamentalmente
l’esibizione è stata intensa, tirata e divertente. Promossi!
Rileggendo il report direi che,
tutto sommato, non me la sono cavata così male: forse mi sono
dimenticato di assaggiare qualche tipo di birra… quale stand
avrò saltato?