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Band norvegese che esordisce con questo album omonimo nel 1990, un quintetto che vede Solli alla voce, Torstein al basso, Lars K. alle tastiere, Staffan William Olsson alle chitarre e Geir Digernes alla batteria. Il look ricorda vagamente cose già viste con i Cinderella, e anche il sound è fedele ad una certa mentalità californiana di inizio anni ‘90. La particolarità di questo album è un suono non molto diffuso, in altre parole chitarre con suoni molto personali (d’altra parte non molti artisti usavano Kramer come marca di strumenti a corda, ma in questo ambito fa davvero la differenza, rispetto a scontati sound alla Gibson Les Paul o Fender Stratocaster); tastiere di sottofondo, con le quali sembra di ritrovarsi in certi film, in quartieri semi-deserti di Los Angeles con bande di capelloni e graffiti sui muri. Il brano che probabilmente li ha portati ad essere più conosciuti è “Cowgirl” - di cui è stato girato anche un video, molto difficile da reperire - anche se tutti i pezzi tengono ben alto il livello del disco, poi, per parte presa, preferisco canzoni come “Fly”, che risveglia la nostalgia americana o come “Trance Dance” che è una vera botta di potenza. Un album da annoverare tra le chicche dell’aor di stirpe Europea, ma con un livello mostruoso sia per l’epoca in cui è stato concepito, sia per chitarre e voce che danzano tranquillamente verso la perfezione. Per altro la copertina già di per sé secerne un sentimento ben delineato: un angelo donna che cavalca una Gibson, disegnata sulla schiena di un chiodo, con tanto di borchie e stelline.
Voto:
Ale Coraby
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