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Sciolto il contratto che li legava a Metal Mayhem e trovato una accordo con Z Records, che ne ha anche ristampato il debut album, il 24 settembre 2006 gli americani Snakeryder si sono tolti una bella soddisfazione quando hanno potuto suonare per la prima volta in Europa, allo Z Rock Festival, e accostare allo stesso tempo il proprio nome a quello di artisti del calibro di Bob Catley, TNT, Dante Fox e Lost Weekend. Ovviamente la band non ha fatto mancare qualche estratto dal secondo disco Back For The Kill, che segue le coordinate sonore del suo predecessore. Y&T e Cinderella sono sempre i principali riferimenti del quartetto guidato dal gigantesco cantante/chitarrista A.J. Fedz, che il mio amico e collega Enrico Navella (Audiodrome.it) non esiterebbe a definire un perfetto esempio di edonistic metal band. Che siginifica? Per spiegarvelo prendo a prestito le parole di Navella stesso, utilizzate per descrivere il class metal dei Silent Rage, cult band americana stilisticamente avvicinabile, autrice di due lavori nel periodo d’oro dell’hair metal a cui alcuni anni fa ha ridato vita la stessa Z Records. “Questi tizi erano i figli (di puttana) del capitalismo reaganiano più individualista e strafottente; nel senso che non gliene fregava un cazzo della ribellione o dei problemi sociali o politici. Erano il prototipo del belloccio americano che fa il gradasso al college, fa surf, gioca a football, e nel tempo libero si mette al collo una chitarra e crea un rock altamente energico ma allo stesso tempo terribilmente catchy.”. Chiaro il concetto? Non ancora? Bene, allora inserite il cd nel vostro lettore e sparate a tutto volume “Wake Up The Nation”, “Hard Life”, “You Never Knew Me”, “Money On Her Mind” e, probabilmente, anche questa recensione comincerà ad avere un senso. Forse l’effetto “novità” di D.O.A. è svanito, ma la sostanza è comunque molta e rimanere delusi è davvero difficile.
Voto:
Stefano Gottardi
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