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La press release li descrive come un mix di Humble Pie, Grand Funk Railroad, Ted Nugent, Motörhead, Ramones, Jet, Ac/Dc, The Hellacopters, Led Zeppelin, Black Crowes, Datsun, MC5, Motorhead e Mountain. Leggendo questi nomi, e dando una rapida occhiata alla copertina, una cosa è certa: non suonano glam! Poco male, perché i quattro romagnoli - alla seconda prova sulla lunga distanza dopo il debut Play At High Level pubblicato nel 2004 - sanno il fatto loro e lo dimostrano con dieci, esplosivi, brani di retro rock ‘n’ roll contaminato da venature ora blues (“Maybe Tomorrow”, “Wintertime”), ora funky/soul (“If You Don’t Need…”), passaggi al limite del prog rock ( “Born To Die”), echi profondo porpora (“Leave Me Alone”, con un hammond suonato divinamente da Danny Led)e zeppeliniani (“Forever Night”, impreziosita dall’intervento di Nick “Royale” Anderson e Robert “Strings” Dahlqvist, entrambi di fama Hellacopters). La forma canzone - seppur talvolta deviata da una tecnica spaventosa e da virtuosismi a go-go - prevale sovente sulla ricerca, evidenziando l’unico, piccolo, difetto: la mancanza di varietà, che alla fine dei giochi emerge dai 52 minuti di durata del disco, seppure in maniera infinitesimale. Se amate il rock vecchia maniera, un pensierino potreste anche farcelo; se al contrario non tollerate una band il cui nome non contiene almeno due “x” e qualche “z” (ti sei reso conto che scrivi su una webzine che si chiama Roxx Zone, Greg? NdStefano), investite pure i vostri risparmi in una bella serata al night club… Voto:
Greg De Rocca
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