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Ottavo disco per la power metal band milanese Skylark, che con questo Divine Gates part 3 - The Last Gate torna all’antico, almeno per quanto riguarda l’etichetta, che è la storica Underground Symphony, sotto la cui egida è stata pubblicata la maggior parte dei capitoli della propria discografia. Come suggerisce il titolo, l’album - anticipato dall’uscita in Giappone, dove i nostri riscuotono da sempre un successo smisurato - è l’ultima parte della saga che vede protagonisti Belzebù, White Warrior e Princess of the Snow, personaggi che chi segue da tempo il gruppo dovrebbe aver imparato a  conoscere bene.  La vera novità è la presenza della sola Kiara dietro al microfono, che ormai è diventata a tutti gli effetti  la voce degli Skylark. Si rassegnino i fan di Fabio Dozzo e anche gli estimatori di lunga data, perché la band è in qualche modo trasformata. Forse sarebbe il caso di parlare di evoluzione, cominciata nel 2004 con Wings, proseguita con il transitorio Fairytales e degnamente portata a termine da questa  nuova release. Finalmente la bionda cantante sembra aver trovato il giusto spazio e la propria dimensione all’interno dell’universo Skylark: il gruppo pare lasciarsi prendere per mano da Kiara e riesce a re-inventarsi senza stravolgere in maniera irrimediabile il proprio stile. La timbrica di Kiara è perfetta per questo sound a cavallo fra l’heavy metal e l’hard rock, che prende (almeno in parte) le distanze dall’abusatissimo symphonic power che ha caratterizzato buona parte delle uscite del combo italiano. Anche il leader Eddy Antonini si riscopre abile musicista e songwriter, riuscendo a confezionare una prova superba sia alle tastiere che alla penna, coadiuvato dal sempre fedele Brodo. Scorrendo i brani che compongono la track list è possibile notare come Eddy abbia deciso di abbandonare le classiche orchestrazioni sinfoniche in favore di linee di tastiera leggermente più sperimentali e meno invasive, regalando ai nostalgici  soltanto una breve strumentale a titolo “Hurricane” e qualche momento di déjà vu in pillole, concentrato perlopiù in un paio di attacchi e soli, e le nuove versioni di “Mt. Fuji” e “The Heaven Church”. Ovviamente il marchio di fabbrica è rimasto ed è ben riconoscibile in tutte le composizioni: persino bendati basterebbero due note per rendersi conto che si stanno sentendo gli Skylark! Questo dimostra che chi ha amato i primi lavori può trovare il nuovo corso, iniziato con Wings, altrettanto interessante, del resto è praticamente impossibile riuscire a mantenere alto l’interesse degli ascoltatori quando gli anni iniziano a passare e gli album a susseguirsi, conservando immutato il proprio stile. Sempre che non ci si chiami Iron Maiden o AC/DC. La scelta di rinnovarsi è sicuramente la mossa migliore che Eddy & Co. avrebbero potuto fare; se con Fairytales il gruppo doveva ancora trovare le misure e abituare (e abituarsi) al passaggio di consegne da parte del vocalist titolare Fabio Dozzo a Kiara, questa volta tutto funziona alla perfezione.

Il disco è stato registrato e mixato da Tommy Hansen ai Jailhouse Studios in Danimarca, mentre il mastering è stato effettuato da George Marino presso gli Sterling Sound Studios, e il risultato è di pregevole fattura. Onestamente credo che si debba andare orgogliosi di una delle band italiane che ha resistito alla fine del cosiddetto fenomeno power, riuscendo ad imporsi all’estero, soprattutto nella Terra del Sol Levante, e ad essere ancora capace, 12 anni dopo il suo debutto, di regalare emozioni. Uno dei dischi dell’anno, ben fatto Skylark!


 

 Voto: 

 

 

Diego Berry

 

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Track list

 

      1. Intro

2. The Scream

3. Soul Of The Warrior

      4. Dying Inside

5. Hurricane

6. Believe In Love

7. All Is Wrong

8. Time

9. The Heaven Church

10. A Story Not To Tell

      11. Mt. Fuji (version 2006)

punto elenco Website url

www.skylarkrock.com

www.myspace.com/skylarkbelzebu

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