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Che pedata nei denti! Chitarra, batteria, basso e voce si rincorrono e danno il via a “Hard Times”, rocciosa opener di un disco che senza dubbio farà sollevare qualche sopracciglio, soprattutto a chi da sempre ama l’hair metal e i vecchi Skid Row, quelli più incazzati di Slave To The Grind. Gli americani Skin Kandy sono nati nel 1998 come cover band hard rock, coprendo un territorio musicale che andava dai Mötley Crüe ai Pantera. Ci sono voluti 8 anni prima che il debut album vedesse la luce, ma ne è sicuramente valsa la pena: Matters Of The Flesh è un lavoro entusiasmante, dai suoni curati e potenti, forte di un chitarrismo preciso e pungente, e vocals adattissime al genere proposto. Il cantante Shawn M forse non sarà un mostro in quanto a tecnica, ma ci mette davvero l’anima e sputa fuori le tonsille come un consumato screamer, e questo per me è già sufficiente a fare di lui un eroe. Cinque rocker non esattamente di primo pelo (almeno a giudicare dalla foto contenuta nel booklet), che gli anni ’80 li hanno vissuti appieno e che con il cuore e il look sono rimasti là. Non è nemmeno semplice segnalare un pezzo piuttosto che un altro, perché la qualità degli 11 brani è sempre altissima, tuttavia canzoni come le selvagge “Wondering Why”, “Here Comes The Rock”, “One Last Time”, e le romantiche “When I Look Into Your Eyes” (no, niente a che vedere con i Firehouse), “Little Eyes ” e “Alone Now (Without You)” provocano ai padiglioni auricolari un piacere del tutto particolare. Un discorso a parte andrebbe fatto per “The Rain” e “Rain… The Other Side”, composizioni malinconiche e allo stesso tempo dure come un blocco di cemento, dedicate dalla band alle vittime dell’11 settembre, ad ogni modo l’ascolto dei due pezzi e i commoventi testi valgono più di mille parole. Un’autoproduzione coi fiocchi, dai suoni al booklet, tutto è all’altezza di una release sotto etichetta, ma agli Skin Kandy non serve un contratto, il loro sogno era pubblicare questo album e lo hanno realizzato. Io fossi in voi un pensierino ce lo farei… Voto:
Stefano Gottardi
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