Tornano gli Skid Row. O meglio, gli Skid Row ripartono. E
ripartono anche bene: infatti questo Revolutions Per Minute ha
tutta l’aria di un disco più solido, compatto e deciso di quel
Thickskin che nel 2003 aveva lasciato un po’ delusi coloro che
si aspettavano un figliolo bastardo di Slave To The Grind
(baciamo le mani). Complice la produzione e il mixaggio di
Michael Wagener, l’album segna una eventuale crescita ed
evoluzione della band, che trova un punto di forza non
indifferente nella sicurezza acquisita dal frontman Johnny
Solinger, che pare aver definitivamente superato il complesso
del sostituto, ed essersi liberato una volta per tutte di quel
peso che poteva essere l’avere la fama di uno come Sebastian
Bach da scalzare. Dal precedente lavoro in studio, il
texanissimo Johnny appare senza dubbio più sicuro, incisivo e
potente nelle vocals, talvolta esibendo una vera e propria
ugola-motosega, tagliente e con gli attributi. Le 11 tracce si
snodano toccando sonorità differenti, da un rock massiccio e
cadenzato, che ricorda il sottovalutato Subhuman Race(nel caso
della opening “Disease”), a brani più dichiaratamente di stampo
punk (come “Another Dick In The System” e “Pulling My Heart Out
From Under Me”, dai ritornelli trascinanti), fino a sfiorare un
country contaminato dal punk e dal più americano hard rock che
gli Skids abbiano mai prodotto (si vedano “When God Can’t Wait”
e “You Lie”, apprezzabilissime nella loro carica spavalderia).
Sorpresona, il disco è il primo del gruppo del New Jersey a non
contenere power ballad o brani lenti, che vengono “sostituiti”
da “Strength” e “Nothing”, melodiche ma che comunque non
rallentano il ritmo dell’album. Con il presentimento che Dave
Gara resterà dietro le pelli ancora per un bel po’ (da Thickskin
i batteristi cambiati sono stati due, a sottolineare una
stabilità non ancora raggiunta e che solo ora sembra essere
arrivata) e che il nuovo frontman Solinger abbia finalmente
trovato il suo posto all’interno di una rinata band, non ci
resta che aspettare la data italiana (al Noise Club di Torino il
14 Ottobre) e che il gruppo si rimetta all’opera per qualcosa di
nuovo. Le parole di Bolan, secondo cui la band ha ritrovato un
suo equilibrio e che nessuno dei cinque ha voglia di aspettare
altri 3 anni per tornare in studio di registrazione, fanno ben
sperare. Up the Skids!!!