Fortunatamente sembra che ci stiano prendendo gusto: infatti, così come successe
dopo la pubblicazione di Thickskin (2003), gli Skid Row hanno ben pensato di
piazzare un paio di date nella nostra bella (!) penisola in occasione del tour
che segue l’uscita del loro nuovo disco Revolutions Per Minute. E meno male,
perché a giudicare da quello che si è visto al Musicdrome (ex-Transilvania),
rischiavamo davvero di perderci qualcosa di stupendo. Ammetto il mio fanatismo
quasi isterico nei confronti della band, ma direi che sono sempre riuscito,
nonostante tutto, a riconoscerne i difetti ed i pregi (un po’ come con il
migliore amico, per capirci)… e in questo caso sono stati proprio i pregi
riscontrati nell’ultimo lavoro in studio a portarmi sereno e felice alla data di
Milano, ansioso di vedere cosa sarebbe successo.
Il
locale si presenta quasi pieno, senza comunque esagerare, di fan vecchi e nuovi,
e fra gli uni e gli altri si può tranquillamente parlare di 600 persone che
vanno a riempire la stanza e le gradinate ai lati del salone. Dopo pochi minuti
di attesa, ecco che la musica dagli altoparlanti lentamente scompare, le luci si
abbassano, la folla comincia a “ululare” ed alle 22.30 circa, al grido di “Are
you ready for Skid fuckin’ Row?!?” , comincia il concerto. La band attacca
coraggiosamente con una potente “Thickskin”, cavallo di battaglia e title track
del penultimo album, che viene collegata nel finale con la eterna “Piece Of Me”,
la quale come di consueto provoca urla, gente che corre dentro e cose simili; i
nostri si trovano così di fronte a 600 persone, che dalla prima all’ultima
cantano, gridano e applaudono anche durante l’esecuzione di “New Generation”,
opening track di Thickskin. Ed è proprio nel bel mezzo di questa canzone che mi
accorgo che Snake… non è Snake! Ma che diavolo succede? È uno scherzo per caso?
Johnny Solinger (per lui una prestazione davvero degna del gruppo in cui canta)
chiarisce la situazione: lo storico chitarrista è ancora alle prese con il suo
infortunio al polso (tunnel carpale) e a sostituirlo c’è Ryan Cook , voce e
chitarra degli Hair Of The Dog, che per tutto lo show si destreggia alla grande
nel repertorio della band, offrendo anche una dignitosissima presenza scenica. I
migliori auguri per una veloce guarigione vanno a Sneaky-boy. “18 & Life”
suscita il prevedibile, grandioso effetto karaoke, e dal primo verso “Ricky was
a young boy…” Johnny non è solo a cantare. A questo punto il gioco si fa duro ed
i duri iniziano a giocare: ci pensa una graffiante “Monkey Business” a cambiare
l’andazzo di un concerto che all'improvviso si fa, come dire… più “heavy”;
arriva poi finalmente il primo outtake da Revolutions Per Minute, “Another Dick
In The System”, con Bolan che si cimenta nei versi di un pezzo dalla chiara
ossatura punk che, grazie alla resa live e soprattutto ai suoni particolarmente
potenti, acquista una connotazione ancora più tosta, che ci permette di passare
senza troppo rendercene conto alla celebre “Big Guns”. La folla salta dalla
prima nota all’ultima ed intona uno dei ritornelli più godibili della storia del
genere. Di nuovo Rachel Bolan in primo piano, con il suo omaggio ai compianti
Ramones e la sua voce ad interpretare “Psycho Therapy” con la stessa grinta con
cui lo si può vedere nei grandi show del passato, e con il grande carisma di chi
sa il fatto suo in quanto a musica; un boato di applausi e grida corona dapprima
un discorso per omaggiare le grandi metal/hard rock/punk band della storia, e in
seguito la cover. Altro momento di toccante karaoke durante “I Remember You”,
eseguita nella classica maniera “semi acustica”, con Ryan all’acustica e Johnny
preciso e capace (divertente vedere due “intrusi” venire accompagnati dalla voce
di tante persone). Lo storico refrain e una delle ballad più belle di sempre
lascia così spazio, fra gli applausi e l’emozione generale, alla seconda ed
ultima canzone estratta dal nuovo album: la rocciosa opening “Disease”; è un
vero peccato non siano stati fatti altri brani come “Pulling My Heart Out From
Under Me”, “When God Can’t Wait” e “Nothing”, ma è comunque probabile sia stata
preferita una scaletta più “classica”, data la mancanza di Dave alla chitarra.
D’altra parte, si può parlare di una prestazione decisamente sopra le righe per
Scotti Hill: presenza scenica e interazione con il pubblico sono a mille, a lui
spetta il compito di suonare tutti gli assoli della serata, fra una smorfia ed
un lancio di plettro (dal palco ne saranno volati a decine) il grande Scotti mi
ricorda di prepotenza che “Hey, questo qua ha calcato il palco del Moscow Peace
Festival… e si vede…”. Senza neanche darci il tempo di applaudire “Disease”, gli
Skid Row attaccano con “Slave To The Grind”, impressionante e potente,
all’assalto di una platea ormai totalmente conquistata e partecipe; si fa
sentire ancora di più il tiro di Dave Gara dietro le pelli: non ho avuto
l’opportunità di tenerlo d’occhio vista la mia posizione, ma ha di sicuro fatto
il suo dovere, pestando e rinnovando il tiro dei pezzi. Dopo l’uscita di rito,
la band torna sul palco per il bis, eseguendo “Beat Yourself Blind”
(eccezionale) e la scanzonatissima “Get The Fuck Out”, che al grido del refrain,
cuoce a puntino il pubblico per la grande chiusura con “Youth Gone Wild”,
accolta dai presenti con un entusiasmo e un boato che capita raramente di
sentire all’interno di un locale. Il finale è un tripudio di urla, applausi e
cori, con tutto il gruppo che stringe la mano alle prime file e lancia i plettri
rimasti… Scotti lascia che i fan “smanaccino” sulla sua chitarra, contribuendo
al casino generale, prima di salutare e sparire nel backstage assieme agli
altri.
Un
grandissimo concerto, potente e mai scontato, ma sopratutto una band rinata,
ritrovata e rinnovata; quelli del partito “Mah… io gli Skid Row senza Bach non…”
farebbero meglio a ricredersi all’istante, se non vogliono perdersi una delle
poche reali garanzie rock in circolazione (senza nulla togliere al Sebastian
nazionale, naturalmente). La forza di questo nuovo gruppo sta proprio nel
rimettersi in gioco, e nel riuscirci con la naturalezza di chi sa ancora
scrivere certi pezzi e ragionare in un certo modo quando si ritrova su di un
palco. Johnny ha anche annunciato che nel 2008 faranno di tutto per realizzare
un nuovo album… meglio di così! The Skidz are back!