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Thank God For Silence è una delle prime sorprese che Roxx Zone ha ricevuto, gentile cortesia dei rocker islandesi Sign. Siamo andati a farci raccontare qualcosa di più su questa interessantissima rock band dal biondissimo cantante Zolberg.

 

Ciao Zolberg, nel vostro paese siete piuttosto conosciuti, ma credo che una piccola presentazione della band sia quantomeno doverosa. Che cosa devono sapere i nostri lettori sui Sign?

Ciao! Siamo una rock band composta da quattro elementi e veniamo dall’Islanda. Abbiamo un sacco di energia e senza dubbio sappiamo come dare piacere con la nostra musica, forse ci sappiamo fare più con gli strumenti che con le donne! Un cocktail di amore, lussuria e rabbia… abbiamo grandi piani per il futuro!

Sei entrato a far parte di questo gruppo per divertimento oppure avevi intenzioni serie sin dall’inizio?

Ho sempre avuto le idee chiare sul tipo di band in cui avrei voluto suonare, ma quando nel 2000 è nato questo gruppo aveva un altro nome e un altro “tiro”; tuttavia, non appena le cose hanno iniziato a muoversi nella direzione verso cui stiamo tuttora proseguendo, ho capito all’istante di essere entrato a far parte della band giusta.

So che avete iniziato a far parlare di voi partecipando alla Battle Of The Bands islandese del 2001. Che ricordi hai di quell’esperienza?

Be’, prendervi parte è stata una figata perchè eravamo giovani e inesperti, inoltre è stata la nostra prima esibizione in pubblico come band e un trampolino di lancio mica male. Fare una cosa di questo tipo è importantissimo per qualunque gruppo, anche quando si è consapevoli di non avere chance di vittoria, perché vincere qualcosa non è e non deve essere l’obiettivo principale di una band.

Che fine ha fatto il vostro vecchio bassista?

Uhm… gli fu chiesto di entrare a far parte del gruppo solo per un breve periodo di tempo, è durata due anni, quindi nessuno si è stupito quando la collaborazione è terminata. Così abbiamo cercato un sostituto e lo abbiamo preso da una band che si stava concedendo una pausa… insomma, nulla di strano, è sempre la stessa storia con questi bassisti, sai com’è, no? Ahahah!

È da poco uscito Thank God For Silence. Chi ha avuto l’idea di intitolarlo così e qual è il significato?

L’idea del titolo è venuta a me quando ho scritto la title track nel 2002: il pezzo mi è arrivato all’improvviso, come un dono inatteso, mi sentivo come se non fossi io a scrivere e stessi volando nell’aria e suonando la mia chitarra contemporaneamente. Il testo fondamentalmente parla di pace interiore: non importa quanta merda ci sta attorno, perché dentro di noi c’è sempre silenzio.

E per quanto riguarda la copertina?

Io e il mio amico Frosti stavamo vagliando alcune idee per la copertina quando ci siamo imbattuti in questo fiore di loto che aveva disegnato lui stesso. Ho pensato che fosse perfetto per rappresentare la purezza: sulla cover è mostrato inzuppato di olio per ricordare a tutti che quello che è puro è puro, nonostante le schifezze che ci sono a questo mondo.

Thank God For Silence è il vostro terzo full-length album, il primo con i testi in inglese. Credi che questo linguaggio sia quello che vi porterà alla definitiva consacrazione?

Senza alcun dubbio! Di solito alla gente non piace ascoltare qualcosa che non riesce a capire, e al mondo esistono soltanto 300.000 individui che parlano islandese. Avremmo potuto scegliere un linguaggio diverso dall’inglese, ma non conosciamo bene né lo spagnolo, né il giapponese…

Come avete incontrato Earl Slick?

L’abbiamo conosciuto… tramite Mark Plati… che abbiamo conosciuto tramite… accidenti, spiegare questi affari di lavoro non è proprio il mio forte, comunque io e Earl abbiamo scritto il bridge per Thank God For Silence assieme. Lui e Mark ci hanno insegnato il vero significato del termine "less is more" (letteralmente “meno è più” o, anche, “meno è meglio”. NdR). Avere a che fare con Earl è stato straordinario perché è una di quella Rockstar che sono state ovunque, hanno provato e vissuto di tutto. Non si può reggere il confronto…

Chi è il responsabile del songwriting?

Più o meno tutti, di norma sono io a scrivere la maggior parte del materiale, ma recentemente ognuno ha iniziato ad apportare le sue idee. Ad ogni modo preferisco sempre scrivere da solo i testi perché se quello che canto è ciò che viene direttamente dal mio cuore e dalla mia mente schizzata, posso dare un significato e un’interpretazione migliore ai pezzi.

Ho letto nella press release che hai pubblicato il tuo primo disco alla tenera età di 11 anni, quindi penso a te come a un bambino prodigio, dico bene? Mi sono venuti in mente gli americani Bad 4 Good, quei quattro ragazzini seguiti da Steve Vai, non so se hai presente…

Ho imparato molto presto a lavorare con la musica e quando dico presto, intendo proprio presto! Quindi sì, la definizione bambino prodigio mi calza a pennello, ma ormai quei giorni sono un ricordo lontano. Bad 4 Good? Mai sentiti nominare, ma se c’è di mezzo Steve Vai senza dubbio vale la pena fare qualche ricerca a riguardo…

State per suonare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Sarà possibile vedervi anche altrove, magari in Italia?

Dipendesse da noi, vorremmo suonare ovunque, quello che invece possiamo permetterci di fare è un’altra questione, ma riuscire presto a girare l’Europa in tour sarebbe già un buon inizio.

Che cosa si deve aspettare la gente da un concerto di Sign e perchè mai, secondo te, dovrebbe investire su di voi?

Domanda difficile, perchè nemmeno io so cosa aspettarmi da un nostro concerto! Seriamente, la gente può aspettarsi molta energia e un rock’n’roll coinvolgente, sul palco perdiamo la ragione e se il pubblico partecipa attivamente… diventa parte dello spettacolo ed è straordinario. Insomma, io un nostro concerto non me lo perderei.

Qual è la cosa più imbarazzante che ti è capitata sul palco?

Ce ne sarebbero di aneddoti da raccontare ma io non sono uno che si fa mettere in difficoltà così facilmente. Forse la cosa più buffa è stato cadere dal palco: mi è successo più volte e fa sempre ridere tutti!

Fra fan e groupie suppongo che dopo i concerti sarai sempre molto impegnato. Quante donne a notte riesce a rimorchiare una Rockstar?

Due sono già troppe per me ragazzo… a meno che non siano due donne contemporaneamente, perchè in quel caso non ci sono limiti, è come un festival, capisci cosa intendo? Le groupie sono molto importanti per i gruppi e non per una questione di sesso, ma perché danno una grossa mano a far girare il nome della band. Ricorda: se le ragazze vogliono farsi uno del gruppo, i ragazzi vorranno somigliargli e quindi compreranno i dischi. Qualcuno mette su la band solo per rimorchiare e senza sapere nulla di musica e a me questa cosa non sta bene; che si diano al settore pornografico piuttosto, così almeno non dovremmo sorbirci tutta quella musica di merda che passano le radio ogni giorno.

Visto che siamo in argomento, qual è la tua pornostar preferita?

Se mai inizierà a fare film porno sarà senza dubbio Masuimi Max!

Come reagisci alle critiche quando ti capita di leggerne o sentirne qualcuna? 

Di solito non mi curo troppo delle critiche, sin dalla tenera età – famiglia a parte – mi sono spesso trovato nella condizione di essere l’unico a credere in me stesso, ed ho imparato che cerede in se stessi è più importante che curarsi di quello che affermano gli altri. Mettiamola così: se tutti bevessero la stessa birra, esisterebbe un solo tipo di birra.

Siamo alla fine Zolberg…

Ok. Ci vediamo in tour ragazzi!!!

 

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