Giungo
ad un Transilvania ancora vuoto e il v.j. sta trasmettendo a rotazione svariati
video del più sano hard rock anni ’80 (e continuerà anche per tutta la durata
del concerto!): è sempre divertente vedere cosa combinavano vent’ anni fa i
parrucchieri di Autograph, Dokken, Tesla, Ratt e compagnia glammante!
Dopo un
po’ di attesa (e un centinaio di video!), fanno l’ingresso sul palco del locale
i bolognesi Sex For Cash, che questa sera giocano in casa… e si vede!
Pur non
essendo un grande amante delle cover band, il gruppo fa comunque la sua porca
figura e chi non la farebbe proponendo classici come “Gipsy Road” e “Ain’ t
Talkin’ Bout Love”?
Ma i
ragazzi non sono solo dediti a cover e questa sera lo dimostreranno suonando
anche pezzi originali.
Quello
che colpisce maggiormente dall’esibizione dei nostri è la voce del singer Mirko:
sempre potente, limpida sui pezzi più pacati e al vetriolo su quelli più
cattivi; oltre a possedere un’ottima ugola, il cantante si destreggia
ottimamente anche sul palco, incitando e scherzando col pubblico.
I suoi
compari non sono da meno: il bassista Andy è un vero animale da palcoscenico,
mentre alle sei corde la coppia formata da Benny (praticamente il sosia di Duff)
e Tommy, macina riff e assoli con precisione e passione. Un plauso anche alla
prova del nerboruto e metronomico J.J. Taurus, che si prodiga in continui
tentativi nel cercare di distruggere il suo drum-kit.
“Monkey
Business” è letteralmente devastante, come la prova al microfono di Mirko: se
chiudo gli occhi per un momento, mi sembra di essere davvero di fronte a
Sebastian Bach!
Ottima
anche “18 And Life” (incredibile la facilità con cui il vocalist riesce ad
interpretare questa canzone!), così come “Gypsy Road” e “Youth Gone Wild”. Tra i
pezzi scritti dal gruppo, estratti dall’ep One Night Girlfriend (recentememente
recensito su queste pagine), la mia preferenza va a “Red Light”, anthemica perla
di hard rock a stelle e strisce dal chorus contagioso, ma pure alla title track,
sfacciata e coinvolgente. La band riesce ad essere credibile sia
nell’interpretazione dei classici dell’ hair-metal degli eighties, che nella
rilettura degli evergreen anni ’70 di AC/DC, Kiss e Van Halen, arrivando a
proporre, a suggello di un concerto praticamente perfetto, la cover di “Maniac”
dalla colonna sonora di Flashdance, icona di celluloide di 25 anni fa: anche qui
il quintetto riesce a dare il meglio di sé, rendendo la song ancora più
trascinante e selvaggia. Per cui ancora complimenti, ma la prossima volta voglio
sentire un maggior numero di pezzi targati Sex For Cash, ok?