SEX FOR CASH, Benny e Mick -
Intervista a cura di Stefano Gottardi
One
Night Girlfriend, debutto dei bolognesi Sex For Cash, è il primo ep a finire
direttamente nel nostro MUST READ! È raro trovare un mini cd così curato, a
livello di suoni e di aspetto, che sia anche piacevole da ascoltare in ogni suo
episodio. La sorpresa di fronte al lavoro di questa interessantissima realtà
italiana, ci ha spinto ad incontrare Benny (chitarra) e Mick (voce), per farci
raccontare tutti i segreti dei Sex For Cash. Ne è uscita un’intervista molto
ricca e interessante.
Ciao ragazzi, partiamo con un po’ di storia: come e quando
nascono i Sex For Cash?
Benny:
Facciamo mente locale e veniamo al dunque: i Sex for Cash nascono per uno strano
intreccio di vite verso la fine del 2004, Mick usciva dagli Alias (gruppo hard
rock funky con brani inediti), io dai Muppet Suicide (Guns n’ Roses tribute),
Tommy e Toro dagli High Gain (hard rock progressivo), Andy dai Firemaker (metal
classico). Tommy e Toro contattarono Mirko per iniziare un loro progetto, io
contattai Mirko per iniziare il mio. Alla fine Mirko decise di chiamarmi nel
gruppo di Tommy e Toro, dal momento che si parlava di progetti praticamente
identici; Andy arrivò solo in un secondo tempo a completare la formazione. Ci
siamo ritrovati assieme per via di amicizie in comune, tutti quanti con lo
stesso intento e cioè quello di dare vita ad una cover band hard rock anni 80’ e
fare concerti dal vivo. Fatta un po’ di esperienza in sala prove per
perfezionare l’intesa, ci siamo buttati sui live. Dopo qualche annetto trascorso
a girare ogni tipologia di locale, abbiamo deciso di tentare di sfornare
qualcosa di nostro e questo è il risultato.
Come vi è venuto in mente il vostro nome?
Benny: Be’, si
cercava un nome che fosse abbastanza glam 80’s ma che ci identificasse in quello
che facevamo nella vita reale. Sicché dal momento che oggi come oggi, se non ti
“prostituisci” musicalmente non esci dalla sala prove e i concerti live te li
scordi, con l’inganno e l’illusione siamo riusciti a fregare qualche gestore di
locali, spacciandoci come “tributo all’hard rock anni ‘80”. Nell’epoca in cui
suonano solo tributi, basta identificarsi come tale, anche se non si sa con
esattezza di chi, per farsi aprire magicamente qualche porta in più!
Mick:
Ecco… A dire il vero tutta questa “simbologia” dietro al nostro nome non è che
fosse stata poi così “pianificata”. Ho sempre pensato che il nome di una band
abbia, come prima funzione, quella di rimanere impresso ed incuriosire! Fino ad
ora il suo compito l’ha svolto in maniera impeccabile! Poi ognuno è libero di
scovarci dietro quello che crede, comunque la visione di Benny a riguardo non mi
pare niente male.
Di cosa parlano i testi delle vostre canzoni?
Benny:
Penso che il nome del gruppo la dica già tutta (ride).
Mick:
Dei testi mi occupo io, e credo che l’approccio giusto sia quello di parlare di
cose che appartengano al proprio quotidiano, senza dipendere troppo dai luoghi
comuni e cercando di comunicare qualcosa che possa essere di un qualche
interesse collettivo. Affrontare tematiche “importanti” nel tentativo di
impressionare l’ascoltatore lo ritengo abbastanza fine a se stesso. Io ascolto
musica per rilassarmi e divertirmi, nel caso non volessi farlo mi basterebbe
guardare un qualsiasi telegiornale!
Quali sono ora le vostre intenzioni relative a One Night
Girlfriend?
Benny:
Sicuramente promuovere l’album il più possibile anche suonando live e sentirci
realizzati in questo senso. Se dovesse saltare fuori qualche contratto
discografico o di distribuzione ne saremmo davvero lieti, per ora abbiamo scelto
la via dell’autoproduzione, un domani chissà: del domani non v’è certezza!
Come sono state le prime reazioni di critica e pubblico?
Benny: Per ora
ci riteniamo davvero soddisfatti, come opera prima ci attendevamo di peggio e ci
si aspettava di essere ancora un po’ grezzi e da svezzare, forse non ancora
pronti a creare un prodotto di una certa valenza. La gente però sta reagendo
molto bene, le vendite vanno benone, la richiesta sta aumentando. Credo che già
questa sia un’enorme soddisfazione, sarebbe ancora meglio trovare un
distributore ma non pretendiamo troppo.
Mick:
Mi piace notare come un sacco di persone ci abbia fatto
apprezzamenti tecnici anche di un certo spessore, è gratificante vedere
concretizzarsi i propri sforzi. Speriamo continui a piacere. L’uscita è talmente
recente che non si può prevedere quale sarà il grado di interesse una volta
svanito l’effetto “novità”. Incrociamo le dita…
Datemi almeno tre buoni motivi per cui vale la pena acquistare
One Night Girlfriend:
Benny:1
– siamo belli e fighi… ovviamente scherzo, 2 – ha una grafica da paura (ride),3 – credo che sia un prodotto di un certo tipo, può piacere o no, alcuni che
l’hanno comprato sono rimasti stupiti: si aspettavano un “demino” scarno con
copertina fotocopiata e suoni tirati via, ma ti assicuro che abbiamo sudato
sangue per far uscire questo ep senza spendere troppi soldi e senza avere un
produttore che ci aiutasse per i suoni, ricercando sempre una certa
professionalità. Se fossi un acquirente direi che lo comprerei anche solo per le
ultime 2 motivazioni, oltre al costo relativamente basso.
Mick:
Più o meno come sopra: non vorrei sembrare presuntuoso, però
trovo sia ben suonato, discretamente prodotto e che sia competitivo. Lo
comprerei perché mi sembra di sentirci una passione oggettiva, oltre ciò i gusti
sono gusti. Però credo ci sia di peggio in circolazione (ride).
Sono d’accordo, la professionalità dimostrata e la bontà del
prodotto in sé hanno colpito anche me che di demo sotto al naso me ne girano
decine ogni mese. Se dovessi trovare un “difetto” a One Night Girlfriend sarei
davvero in difficoltà, forse l’unica cosa che non avrei fatto sarebbe stata
quella di inserire una cover, perlopiù di un brano abusatissimo come “Maniac”…
Benny: Dicendo
questo mi illumini di immenso: credo di avere il latte alle ginocchia (ride).
“Maniac” è un brano che ci tiriamo dietro praticamente per eredità dai vecchi
High Gain. Tommy e Toro hanno pensato di continuare a proporlo, abbiamo così
deciso di riarrangiarlo per gioco, l’idea era carina, è successo però che a
forza di suonarlo dal vivo non possiamo più fare a meno di proporlo come pezzo
finale, altrimenti la gente non se ne va a casa (ride).
Mick:
Senza considerare che se non l’avessimo messa sul cd i nostri sostenitori ci
avrebbero tagliato le gomme della macchina! Ha una sua storia: a Bologna siamo
conosciuti quasi come “quelli della cover di Maniac”! Io trovo sia anche una
specie di portafortuna, in più funziona, quindi perché non metterla?
Se le cose stanno così, allora il vostro ragionamento non fa una piega! Parlando
di influenze, invece, mi sembra palese quella degli Skid Row. Quali sono le
altre?
Benny: Starei
qui fino a domattina, ce ne sono troppe, potrei citarti forse le principali:
Guns N’ Roses, Dokken, Richie Kotzen, Ratt, Hendrix, Bon Jovi. Un bel frullatone
di hard rock ‘80 con qualche ammiccamento agli anni ‘70…
Mick:
Gli anni ‘70 ce li sente solo lui!!!
Quanto conta il look per i Sex For Cash?
Mick:
Per me molto, perché è un buon pretesto per mettermi tutte quelle vaccate che mi
ricordano tanto la tamarraggine dell’infanzia che fu. Da parte mia ti posso dire
che sono un inguaribile nostalgico e mi piace ritrovarmi a vestire i panni di
quando ero un ragazzino, legittimando il tutto con l’alibi della presenza
scenica, magari senza troppi eccessi, cercando di rimanere in equilibrio su
quella sottile linea che separa il “vistoso” dal “pacchiano”. Non sono sicuro
però di riuscirci sempre…
Benny: Sì,
direi che Mick è un po’ la nostra icona in questo senso (ride). Comunque come
tutte le band hard rock in circolazione direi abbastanza, certo non perdiamo 6
ore in camerino prima di ogni show e non ci sputtaniamo migliaia di euro in
lacca spray, ma l’impatto estetico dev’essere tutt’altro che sobrio…
Siete di Bologna: quali opportunità offre la vostra città ad una
band come i Sex For Cash e come considerate, in generale, la situazione dei live
in Italia?
Benny:
Anche qui il discorso sarebbe molto lungo, purtroppo in Italia recentemente si è
venuta a creare una situazione molto fastidiosa: era già così da un po’ di tempo
ma diciamo che adesso siamo davvero ai massimi storici.
I
locali diminuiscono sempre di più, quei pochi che restano sono murati di
richieste per musica live, le agenzie di booking hanno in mano questi locali e
ne stabiliscono la programmazione. Aggiungiamo inoltre che le agenzie di booking
sono già tutte piene. Risultato: o sei sotto agenzia o non suoni e suonare sotto
agenzia sappiamo tutti che sacrifici comporti, sempre che ti prendano in
considerazione.
Bologna, per quanto si possa credere una città viva, purtroppo sta perdendo un
sacco di locali live. Sarà per colpa dell’economia, ma effettivamente la gente
non esce più la sera come prima se non lo stretto necessario, i locali di
conseguenza o chiudono o si adeguano, cercano di programmare i gruppi già rodati
e che garantiscono pubblico senza mai sperimentare band emergenti, anche se si
propongono a cifre davvero basse. Senza contare che poi di mezzo s’è infilata l’ENPALS
a rompere ulteriormente le uova nel paniere, cercando di regolarizzare con iter
burocratici e contributivi complessi ed inutili un sottobosco musicale che
purtroppo già arranca per i cachet bassi e le spese di acquisto e manutenzione
della strumentazione. In 10 e passa anni che suono live non ho mai visto una
situazione di bassa così, insomma siamo arrivati ad un momento storico
fondamentale. Se le cose non cambieranno, abbastanza verosimilmente vedremo uno
scoppio totale della situazione a breve e non oso pensare alle conseguenze.
Mick:
Amen. Posso solo aggiungere che, per chi non conosce Bologna, al
di là dei tortellini e la Mortazza non abbiamo grossi motivi d’interesse! La
nostra realtà è piuttosto simile a ciò che diceva Benny, la cosa grave è che non
ci sono significativi margini di miglioramento. Scoccia ammetterlo ma anch’io
sono pessimista riguardo il futuro della musica dal vivo.
Descrivete a chi, come me, non ha mai avuto modo di vedervi dal
vivo, com’è un vostro concerto.
Benny: Direi
disastroso (ride)! Scherzi a parte cerchiamo di fare uno spettacolo completo,
vogliamo proporre alla gente sia buona musica che uno show da gustare
visivamente e con partecipazione. Insomma, venite a vederci e non ve ne
pentirete, mal che vada se non rimanete contenti della serata c’è sempre
qualcuno del gruppo che offre birre (ride)! Non prendetemi troppo sul serio
però….
Mick:
Ci piace lasciare il segno, ci proviamo sempre, sia davanti a
1000 persone che di fronte a 10! Quello che Benny intende è che, al di là che la
band ti piaccia o meno, il giorno dopo di noi ti ricordi di sicuro!
So che ultimamente avete avuto anche dei problemi con una
emittente radio. Che cosa è successo esattamente?
Benny: Nulla
di necessariamente grave, diciamo divergenze sul loro modo di intrattenere
relazioni pubbliche con le band emergenti. Ho avuto modo di recente di parlare
in maniera schietta e chiara con un loro Dj molto disponibile, sembra che la
situazione stia giungendo finalmente a chiarezza: intravedo la luce.
Mick:
In realtà, dopo un giorno di programmazione del nostro primo
singolo, sembra sia giunta una mole tale di richieste da indurre il “genio” di
turno a stabilire che fosse una mossa organizzata tra noi e i nostri amici! Il
guaio è che, oltre a non avere nessun fondamento di verità, visto anche che i
miei parenti hanno ben altro da fare che passare le giornate a subissare una
radio di telefonate, una decisione arbitraria campata per aria ha rischiato di
danneggiare quel poco di immagine che eravamo riusciti a farci! Personalmente
sono piuttosto sconfortato da una tale mancanza di professionalità, però il
convento questo passa…
È triste constatare che in Italia ci sia così scarsa
considerazione del panorama underground: a questo proposito, secondo voi come
mai le label non offrono nessuna opportunità alle band di casa nostra, mentre ad
esempio Svezia e Finlandia pullulano di formazioni rock’n’roll regolarmente
sotto contratto?
Mick:
Perché l’Italia è da sempre una sorta di “Terzo Mondo”, musicalmente parlando!
Abbiamo una tradizione che fa acqua da tutte le parti, il rock è trattato alla
stregua dell’amico scomodo che si frequenta in privato ma si rinnega in
pubblico! Troppe tendenze, troppa moda, troppa ipocrisia e poca voglia di
rischiare perché non ci sono certezze a livello di riscontro monetario!
All’estero c’è solo più voglia di mettersi in discussione, qua manca del tutto!
Benny: Secondo
me si tratta solamente di impegno e di voglia di canalizzare investimenti in
questa direzione, come hai detto giustamente in altri stati il nostro genere sta
ancora in auge, ma credo non si parli solamente di paesi scandinavi ma anche di
Giappone, Germania, Inghilterra e guarda caso ogni tanto qualcosa passa anche di
qua e viene comunque ben apprezzato. Purtroppo al di là dei soliti big
poppettari non abbiamo eroi locali da poter vantare all’estero e a nessuno
interessa crearne, abbiamo ottimi gruppi ma poco spinti. Siamo troppo infangati
in mafiette da chi musicalmente sta in alto e a cui fa comodo continuare a
mantenere l’ignoranza musicale nel nostro paese per vendere i propri prodotti.
Mi pare chiaro che se la gente iniziasse a sentire più rock sulle emittenti
nazionali, sia classici che inediti, farebbe saltare molte vendite di artisti
nazionali. Gli italiani ascoltano poco rock perché i media e le case
discografiche in generale lo spingono poco e hanno i loro sporchi interessi nel
farlo.
Credo tu abbia proprio ragione Benny. Cosa rispondete quindi a
chi sostiene che il rock ‘n’ roll è morto?
Benny:
Il rock n’ roll non è morto, diciamo che in Italia è solamente un po’ in
letargo, in altri stati è vivo e vegeto e se la spassa alla faccia nostra. Una
cosa è sicura: la gente ha ancora bisogno di rock n’ roll, alcuni lo osannano a
gran voce, altri manco sanno di averne necessità.
Mick:
Sono d’accordo, e per dimostrare che il rock non è MAI morto e
MAI lo sarà, ti propongo un’osservazione: prendi a caso dieci artisti pop
italiani, tipo Biagio Antonacci, Laura Pausini, Nek, Gianluca Grignani… chi ti
pare!
Vai ad
un loro concerto e guarda chi sono i musicisti dietro di loro: musicisti rock! A
mezzo servizio, certo, fanno la “marchetta” perché in Italia non ci sono altre
vie d’espressione, però sono tutti musicisti rock! Chi suona, chi inizia a
suonare, chiunque si avvicini ad uno strumento musicale, prima o poi suona rock!
Qual è la miglior rock 'n' roll band attuale secondo voi?
Benny:
Ci sono un sacco di gruppi a mio avviso validi, non credo in un migliore, la
musica lo sappiamo è questione di gusti, ognuno ha la sua migliore rock n’ roll
band attuale o svariati gruppi che segue molto volentieri. Ora come ora io non
ho “un migliore”, forse anche perché in giro non c’è nessuno che mi faccia
impazzire ai massimi livelli e perché sono rimasto orfano dei cari, vecchi e
veri Guns N’ Roses, quelli di Appetite e Illusion, non quelli odierni. Ci sono
però un sacco di band che seguo volentieri, quasi tutte vecchie leve, tra cui
cito Velvet Revolver, Hell N’ Diesel e Crashdïet….
Mick:
Anche io non riesco a trovare nulla di realmente interessante nella scena
odierna, tanto è vero che non compro un cd da tempo immemore!
Di
attuale mi piacciono alcuni esponenti della scena scandinava a cui alludevi poc’anzi,
tipo Backyard Babies, Hardcore Superstar, Private Line, però resto troppo legato
al filone hard n’ glam col quale sono cresciuto: Mr. Big, Firehouse, Danger
Danger, Skid Row…
Invertiamo i ruoli: fate voi per un attimo i recensori e
consigliate ai nostri lettori una band o un cd poco conosciuto che vale la pena
andare a riscoprire.
Benny:
Dì la verità che ci godi a mettere in difficoltà la gente?
Ovviamente…
Benny:
Be’ forse non è una riscoperta e forse non è un gruppo poco
conosciuto, ma una bella “Sticky Side Up” degli Steelheart credo faccia sempre
bene al cuore.
Mick:
Secondo me molti ragazzi di oggi non si ricordano chi erano i Tesla! Ho notato
che come gruppo non hanno lasciato moltissimi segni, ed è un peccato. Un bel The
Great Radio Controversy potrebbe aprire gli occhi ai più, fermo restando che,
anche se esulo dal discorso “band sconosciuta”, consiglio a chiunque Scenes From
A Memory dei Dream Theater, perché è una delle opere oggettivamente più alte dai
tempi di The Wall dei Pink Floyd! Da avere assolutamente, al di là delle
preferenze personali!
Siamo alla fine: c'è qualcosa d'altro che volete aggiungere?
Benny:
Ringraziamo prima di tutto voi di Roxx Zone per i complimenti e per l’occasione
che ci avete dato, ringraziamo coloro che ci supportano, il nostro entourage e i
nostri amici, coloro che hanno già acquistato il cd riponendoci fiducia, coloro
che lo acquisteranno, quelli che sono indecisi sul comprarlo e speriamo che la
cosa continui nel migliore dei modi. Ultima info: il cd non si trova ancora nei
negozi, vi verrà spedito solamente contattandoci tramite MySpace o tramite mail,
oppure venendo ai nostri concerti!
Mick:
Mi associo ai ringraziamenti e saluto tutti coloro i quali, con la loro
passione, il loro sostegno o la loro semplice presenza ci hanno portato a
ritagliarci un po’ di spazio e a scambiare queste quattro chiacchiere. Spero vi
piaccia quello che proponiamo, nel dubbio veniteci a trovare sul nostro MySpace
(www.myspace.com/sexforcash) o ad un nostro concerto. Grazie di esistere
ragazzi!!!