SAINTS
OF THE UNDERGROUND
- Love The Sin, Hate The Sinner -
2008
(Warriors Records)
Dite
la verità: sareste disposti a scommettere più di un euro sul ritorno di Jani
Lane ed i riuniti Warrant? No? Allora ascoltatevi i Saints Of The Undergrond e
ricredetevi, perchè Mr. Cherry Pie è più in forma che mai e non solo
fisicamente! Di questa sorta di supergruppo composto, oltre che dal biondo
singer, dal chitarrista Keri Kelli (Alice Cooper, Big Bang Babies, Dad’s Porno
Mag, L.A. Guns, Warrant, Faster Pussycat, Adler’s Appetite, Pretty Boy Floyd,
ecc.), dal bassista Robbie Crane (Ratt, ex-Vince Neil) e dal batterista Bobby
Blotzer (Ratt), si parla sin dal 2005. Love The Sin, Hate The Sinner vede la
luce solo adesso, ma è valsa la pena aspettare! I primi tre pezzi sono uno
spettacolo: “Dead Man Shoes”, un colpo al cuore per chi ricorda i Warrant di
metà anni ’90, è in realtà una cover dei Twenty 4 Seven di Blotzer e John Corabi,
gli altri due brani un colpo e basta, ma di quelli letali! “Good Times”, ancora
dei Twenty 4 Seven, è forse l’unico filler, “Exit” è una bomba pronta ad
esplodere all’altezza del ritornello più catchy dell’intero disco; “American
Girl” una cover di Tom Petty And The Heartbreakers resa in maniera piuttosto
simile all’originale (seppur un po’ più veloce); “Signs Of Life” un’altra
straordinaria canzone sulla scia dei Warrant di Dog Eat Dog, con un Lane
eccezionale. “Bruised” è un altro melodicissimo up tempo dal mood moderno che fa
da apripista per l’ultima cover, “Moonlight Mile” dei Rolling Stone. Chiude “Jimmy”,
pezzo à la Thin Lizzy risalente al vecchio repertorio dei Warrant finora mai
pubblicato. Sopra le righe la prestazione dei singoli musicisti, in particolar
modo quelle di Jani Lane, davvero convincente su tutta la linea e di Keri Kelli,
dal chitarrismo incisivo e autore di alcuni assoli di pregevole fattura. C’è
poco da criticare su queste lande: ragazzi, se amate le band degli artisti
coinvolti non lasciatevi scappare uno dei dischi dell’anno. Chi non apprezza
certo tipo di hard rock moderno dal retrogusto hair metal 80iano, invece,
farebbe meglio a tenersi alla larga…