Una storia, iniziata nel lontano 1980, fatta di demo, centinaia di migliaia di chilometri macinati e di date nei locali più improbabili come sui grandi palchi di spalla a eroi del metal del calibro di UDO, Rage, Primal Fear e Paul Di Anno, e cambi di line-up. Dopo Headshaker, album di granitico heavy metal come piace ai fan della vecchia guardia, la band deve fare i conti con l'uscita di Alessandro "Tronco" Tronconi (voce) e Luciano Tattini (chitarra). La formazione si riassesta attorno alle figure di Marco Rizzi alla sei corde e Francesco Grandi dietro al microfono e il gruppo emiliano si ripresenta sulla scena con Dad is Dead. Il metal classico dei primi tre brani farebbe pensare che quasi nulla è cambiato, sebbene i due nuovi innesti apportino un contributo notevole, in particolar modo Rizzi, chitarrista degno di tale nome dotato di gusto e personalità, che invece manca un po' al pur bravo singer, troppo simile a livello di timbrica a Bruce Dickinson e quindi un poco impersonale. Con "Love In The Back", tuttavia, la band mette in risalto le influenze 80's che spingono a volte la proposta su binari più hard rock e che in parte caratterizzano il songwriting di questo disco. "Rain Are Us" è forse la vera perla, con un refrain appena sussurrato ma più appiccicoso del super attak. "Red Kiss", annoverabile fra i filler, apre la strada a "The Party", pezzo invece più solido e consono alla tradizione musicale della band. La penultima parte del disco pesca a piene mani dalla tradizione hard rock: si sentono un po' di Twisted Sister sui cori di "Last Friday", di primi Mötley Crüe nelle chitarre della title track e di vecchi Van Halen su "Swan Tears", che ha però un innegabile tiro moderno à la Hardcore Superstar/Enemeies SWE. "The Reason" e "Bang Bus" scorrono via un po' anonime, prima della chiusura affidata al classico dei The Cult "Rain", per la quale il quintetto bolognese si è avvalso della collaborazione di Steve Sylvester (Death SS) alla voce e Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.) alle tastiere. Notevole la produzione, che dona ai pezzi un feeling live, irrinunciabile per un gruppo come questo. Dad is Dead è un disco di transizione, la sensazione è che alla band serva ancora un po' di tempo per partorire un prodotto più omogeneo e personale, ma siamo certi che riusciranno nell'impresa.