COWBOY PROSTITUTES
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Swingin' At The Fences
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2008
(Nicotine Records)
Sono passati soltanto tre anni
dall’autointitolato debut edito da Retrospect Records, ma gli svedesi Cowboy
Prostitutes si sono completamente trasformati. Innanzitutto, dei vecchi membri
sono rimasti i soli Luca Isabelle (voce/basso) e Per Widell (batteria) e,
inoltre, in seguito ad alcuni problemi sorti con l’etichetta americana, la band
ha deciso di cercare una nuova casa discografica. È così nato l’accordo con
Nicotine Records e, dopo qualche tempo, Swingin’ At The Fences ha visto la luce
del sole. Da subito la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un prodotto
nettamente superiore al suo predecessore. Questa volta l’italianissimo cantante
Luca ha fatto tutto da solo dietro la consolle, lasciando al noto
musicista/produttore Dan Swano il compito di mixare e masterizzare l’album: il
risultato è davvero apprezzabile e una spanna sopra la poco convincente
produzione del debut. Anche il songwriting è migliorato e, complice l’innesto
della nuova coppia di chitarristi Simon Salomon/Tobbe Johansson, il sound è
molto più sleaze e scan rock-oriented. La partenza mozzafiato affidata a “Rock
N’ Roll Jail” è subito bissata dalla devastante carica sleaze di “Dancing On
Your Grave”, con un ritornello che è quasi impossibile levarsi dalla testa. Man
mano che la track list scorre, le chicche spuntano come funghi nel bosco dopo un
temporale: il singolo “Pirate Town”, con l’apporto di D.Vacuum (The Accidents),
è una mazzata sulle gengive, una pillola rock’n’roll che va giù in un
nanosecondo, ma i cui effetti si fanno sentire a lungo. “Crime City”, “Down The
Drain”, “Just As Long” sono eccezionali, ma potremmo citare tutte le canzoni
perché su questi lidi di filler non c’è nemmeno l’ombra! Buona anche la cover
dei Creedence Clearwater Revival di “Travellin’ Band”. Determinante, come
sempre, il contributo apportato dal tastierista Andreas Stromback, purtroppo
uscito dalla formazione; sopra le righe la performance dietro al microfono di un
Luca Isabelle particolarmente grezzo e incazzato: una voce perfetta per un album
di questo tipo. Da un gruppo simile probabilmente la gente si aspetterebbe anche
un killer look: bene, i Cowboy Prostitutes non ce l’hanno, ma credeteci quando
vi diciamo che Swingin’ At The Fences spazza via con un colpo di mano tutto il
pattume scan rock che da anni infesta la scena, andando di diritto a collocarsi
in mezzo alle più riuscite release del genere, al fianco di nomi importanti come
quelli di Hardcore Superstar, Backyard Babies, Hellacopetrs e compagnia bella.
Fatelo vostro!