PRIMAL FEAR -
New Religion
- 2007
(Frontiers Records)
Ralf : “Hey Matt, senti questo pezzo! Non sembra uscito da
Painkiller? L’ho chiamato “Sign Of Fear”, originale, no? Chissà,
metti che i Judas caccino via di nuovo il vecchio pelato…”
Matt: “Cavolo, sembri veramente Rob!”
Ralf: “Ma io sono Rob!”
Matt: “Uhm… ok… hai ragione… ma… aspetta… mi è venuta un’idea
geniale: perché non facciamo un brano stile Lacuna Coil o
Evanescence?”
Ralf: “Non sarebbe male, ma non riesco a cantare così!”
Matt: “Ma che hai capito? Non devi essere tu a cantare, a quello
ci dovrà pensare una bella fanciulla: che ne pensi di Simone
Simons degli Epica?”
Ralph: “Carina (Anche se non è proprio il termine che ha
usato!)”.
Matt: “Ok allora domani la chiamo, poi ci vorrebbe un bel titolo
ad effetto, che ne so, “Everytime It Rains”! ”
Già, quest’ultima traccia è il momento più basso di un album che
non brilla ma si fa ascoltare. Se l’opener ricalca sin troppo i
Metal Gods , “Face The Emptiness” e la title-track ricordano gli
episodi migliori dei Gamma Ray, mentre la lunga ballad “Fighting
The Darkness” nella sua ruffianeria è alquanto piacevole, ma
Matteo Peccatore e soci potevano optare per una durata più
esigua, evitando l’inutile coda “simil-progressive”. La mediocre
“Blood On Your Hands” suona come i peggiori e più moderni Priest,
mentre a rialzare le quotazioni del disco ci pensano le ottime “Psycho”,
“The Curse Of Sharon”, la rocciosa “Too Much Time” (che sembra
uscita dalla penna di Peavey Wagner) e “World On Fire”, su cui
aleggia nuovamente lo spettro del Raggio Gamma. Il problema
fondamentale dell’album è la forte sensazione di dèjà-vu che
ricopre quasi tutte le tracce: il gruppo, manco a dirlo, suona
ottimamente, anche se la prestazione più convincente la offre il
fenomenale Ralf Scheepers, uno dei migliori cantanti metal in
circolazione. Religion è comunque un lavoro più che discreto,
che soddisferà i palati dei fan dei Primal Fear e di quelli che
dal metal non pretendono alcuna innovazione.