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Nel 2002 è il primo ep Circles Of Butterflies – The First Monologue, a far circolare il nome dei P:O:B, che all’epoca utilizzavano il monicker Pedestrians Of Blue: il mix di modern rock, progressive e un velo di Queensrÿche conquista tutti e le recensioni positive si sprecano. Nonostante siano Dream Theater, Toto, Metallica e Black Sabbath le influenze dichiarate, sono formazioni come Melodine e A.C.T. a tornare più spesso alla mente. Tre anni più tardi, accantonata la drum machine e completata la line-up con l’inserimento di un batterista in carne ed ossa e un bassista titolare, Johannes Støle (voce e tastiere) e Torfinn Sirnes (chitarra) danno alle stampe The Second Monologue, con cui ottengono ancora una volta i favori delle penne di mezza Europa. Accolgo con stupore, quindi, la notizia che per la realizzazione di questo primo full-length la band, anziché appoggiarsi ad una casa discografica, abbia fatto ancora una volta affidamento soltanto sulle proprie forze; ma il mondo del music business è torbido e la scelta di autoprodurre la propria musica a volte può rivelarsi la più azzeccata (FishFarm Records è l’etichetta di proprietà del combo norvegese). Crossing Over è un disco meraviglioso, e già dal cover artwork appare chiaro che si tratti dell’ideale prosecuzione del precedente lavoro, di cui recupera ogni pezzo. In realtà tutte e sette le composizioni mostrate con i due ep costituiscono le robusta fondamenta su cui poggia l’intricato muro sonoro costruito da Støle e soci, e contribuiscono a comporre il concept che racconta la drammatica avventura di un uomo alle prese con problemi legati alla famiglia, all’amore e alla religione. La track list assembla una serie di canzoni da brivido, che, seppur accomunate da un sottile filo conduttore, presentano caratteristiche abbastanza differenti l’una dall’altra. L’unione di passaggi prettamente heavy metal ad un’atmosfera costantemente decadente è sottolineata dal prezioso lavoro di chitarra e tastiera, che si rincorrono e si aggrovigliano come i corpi di due amanti bramosi di passione. La pacata compostezza delle parti solistiche permette di godere appieno della cura riservata agli arrangiamenti, davvero eccellenti anche nei momenti acustici, e della splendida voce che accompagna e accarezza ogni brano, gentile cortesia di un ispirato Johannes Støle. Degno di nota è anche il contributo di Daniel Flores (Mind’s Eye, Secret Sphere) dietro alle pelli, che scandisce il tempo magnificamente - come nessuna macchina potrebbe fare - cancellando quella sensazione di gelo percepita all’ascolto del primo demo. “Father & Son”, “Promises”, “The Garden”, “Crossing Over”, “How Much More Than A Dream”, “Why” e “Out Of The Rain” sono i classici pezzi a cui una descrizione verbale, per quanto accurata, non saprebbe rendere giustizia; il consiglio è quello di sentire qualche sample sul sito ufficiale oppure su MySpace. Ottimi i suoni: il disco è stato mixato da Daniel Flores e masterizzato da Mika Jussila (Nightwish, Masterplan). Tanto di cappello, non c’è altro da aggiungere.

 

 

 Voto: 

 

Stefano Gottardi

 

punto elenco

Track list

 

  1. Father & Son

  2. Promises

  3. The Garden

  4. Where The Rain Falls

  5. Crossing Over

  6. The Line

  7. World Of Things

  8. The Other Side

  9. How Much More Than A Dream

  10. The Altar Of Love

  11. Why

  12. Out Of The Rain


 

 

punto elenco Website url

www.pedestriansofblue.com

www.myspace.com/pedestriansofblue

 

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