PLANETHARD,
Marco Sivo e Marco D'Andrea -
Intervista a cura di Stefano Gottardi
Torniamo
a parlare con i Planethard un anno dopo la piacevole chiacchierata di
presentazione del nuovo disco, che per una serie di vicissitudini ha visto la
luce soltanto negli ultimi mesi. È ancora una volta Marco D’Andrea, in compagnia
di Marco Sivo, a soddisfare le nostre curiosità.
Ciao ragazzi, quando ci siamo sentiti l’ultima volta, circa un anno fa,
attraverso le parola della vostra manager avevate dichiarato ai nostri microfoni
di voler cercare un contratto discografico, invece alla fine Crashed On Planet
Hard è stato autoprodotto. Come mai avete optato per questa soluzione?
Marco
D'Andrea: Ciao a voi! Per accelerare i tempi abbiamo deciso di autoprodurci
stampando delle copie che abbiamo già utilizzato in svariati modi e grazie alle
quali abbiamo siglato due contratti discografici: in Europa con la tedesca
Musicbuymail, che si occuperà altresì della distribuzione in digitale, e per il
Giappone e S/N Korea con la Soundholic. Quindi direi che la nostra scelta si è
rivelata un ottimo investimento. Poi come ben saprai non siamo più legati al
vecchio management, ora ci avvaliamo della collaborazione di Bologna Rock City e
Black Dahlia per quanto riguarda l'organizzazione di eventi e promozione in
generale.
Come mai è passato così tanto tempo dalla presentazione del disco alla sua
uscita ufficiale?
(MDA):
Probabilmente scelte sbagliate non imputabili alla band, oltre al fatto che il
mercato musicale oramai sia saturo e che non ci siano molte etichette disposte
ad investire su un progetto. L'importante però è che il disco abbia trovato
finalmente la luce.
Come mai avete intitolato il disco Crashed On Planet Hard?
(MDA):
Essendo il nostro primo album era un modo come un altro per dire: "i Planethard
stanno arrivando gente! Preparatevi all'impatto!".
Chi si
è occupato della realizzazione dell’artwork?
(MDA):
La copertina è stata affidata a Paolo Ravalli, già conosciuto
nell'ambiente musicale per aver contribuito alla realizzazione di booklet di
artisti noti nel panorama italiano, poi, essendo oltre che un mio allievo anche
una splendida persona, si è instaurato subito il giusto feeling ed ha partorito
la copertina esattamente come la volevamo noi. Il resto dell'artwork è stato
affidato invece a Subversive Nazarene che ha curato tutti i minimi particolari
ed ha svolto ovviamente anche lui un lavoro importante per la realizzazione di
esso.
Toglietemi una curiosità, visto che lo vedo scritto in entrambi i modi: Planet
Hard o Planethard?
(MDA):
Planethard è il nome della band, nel titolo dell'album abbiamo giocato su di
esso scomponendolo appunto in Planet Hard. Purtroppo però lo troviamo sempre
scritto in maniera differente.... eheheheh!
Avete
prodotto il disco ai Solid Groove Studios di Max Numa: come vi siete trovati?
Marco
Sivo: Molto molto bene! Max è un gran professionista, ci ha accolto nei suoi
studi mettendoci subito a nostro agio, dandoci anche tanti consigli durante la
lavorazione del disco!
Come è nata la collaborazione con Alessandro Delvecchio,
che ha suonato le tastiere e prodotto il disco?
(MS):
Alessandro lo conobbi in uno studio dalle parti di Varese, a quei tempi,
parliamo del 2001, ero impegnato con il primo lavoro dei Valas, band con la
quale ho registrato due album. Io e Ale siamo sempre rimasti in contatto, pensa
che mi chiamò anche per cantare nei suoi Edge Of Forever, cosa che non andò in
porto per svariati motivi. La stima reciproca, sia artistica che umana, mi portò
a “scegliere” lui come produttore artistico per il primissimo lavoro dei
Planethard! L’intesa musicale è stata sin da subito molto forte. Posso dirlo con
certezza: è stata una delle scelte artistiche più azzeccate della mia vita! Mai pensato di inserire un tastierista a tempo pieno
nella formazione? Come sopperite a questa mancanza nelle date dal vivo?
(MS):
Alessandro Del Vecchio ogni tanto “salta” sul palco insieme a noi… ma solo come
ospite suonando le parti di keys e cantando qualcosina con me! È sempre un gran
piacere! Dunque, le tastiere, seppur presenti in quasi tutti i brani del cd, non
hanno mai un ruolo di fondamentale importanza, tranne in due pezzi, “She” e “Fairytale”,
dove assieme al piano e a tutta l’orchestrazione “giocano” liberamente con gli
altri strumenti e con le voci! Sul disco volevamo così, senza pensare troppo al
“dopo”… Attualmente abbiamo “reclutato” un chitarrista che ci segue in qualche
live, quelli più “importanti” diciamo; il suo nome è Paolo Mainetti, grandissimo
musicista e bellissima persona!
Parliamo della scena italiana: esiste oppure no? Quali
i gruppi più interessanti secondo voi?
(MS):Be’ la scena italiana esiste sì, solo che purtroppo è “limitata”, non per le
potenzialità delle band, ma per troppe cose che in Italia non girano nel verso
giusto riguardo alla musica dal vivo. Sarebbe un discorso talmente lungo che
finirei per diventare noioso… e anche un po’ cattivo! Eheheh!
Com’è la scena nella vostra città: si fatica a trovare
date oppure vi siete creati un piccolo seguito che vi permette di suonare con
una certa continuità?
(MS):Si “suonicchia”… mai quanto vorremmo purtroppo: avere un buon seguito non è
sinonimo di tanti concerti. Credo che con il passare degli anni un discreto
seguito ce lo siamo creato anche noi, e spero cresca ogni giorno sempre più!
Comunque, per riallacciarmi un attimo al discorso di prima, troppe cose non
vanno bene per la musica dal vivo: per certi generi in Italia si fatica, e non
poco, per poter suonare!
Dopo esperienze come Europe e Gods Of Metal, vi trovate più a vostro agio sui
grandi palchi oppure continuate ad apprezzare anche le serate nei piccoli club?
(MDA):
L'importante è suonare. Ovviamente sui palchi grandi e più importanti hai
maggiore visibilità, ma il rock'n roll è suonare anche nei piccoli club, purché
ci sia l'attitudine giusta e la gente che abbia voglia di divertirsi.
Che cosa ne pensate di internet ed in particolare di MySpace? Quanto può essere
utile per promuovere la propria musica?
(MDA):MySpace è un canale molto utilizzato e diffuso tra musicisti e non, credo
che ormai sia il futuro della promozione, perciò fanno bene le band emergenti ad
affidarsi alla tecnologia in questo caso. Anche noi abbiamo il nostro MySpace:
www.myspace.com/planethard chi ci permette di avere un contatto diretto con
tutti quelli ai quali piace la musica dei Planethard.
E
del download selvaggio che opinione avete? Per una giovane band senza contratto
è più dannoso o d’aiuto?
(MDA):È un'arma a doppio taglio purtroppo. È proficuo ma dannoso allo stesso
tempo, il punto è che non si possono spendere dai 20 ai 30 euro per acquistare
un cd. È un controsenso!
Quali saranno le prossime mosse in casa Planethard?
(MDA):Questo inverno faremo un tour Europeo di supporto ai Silent Rage grazie a
Bologna Rock City, questo ovviamente ci darà la possibilità di promuovere il
nostro cd e di suonare dove fino ad ora non siamo mai andati. Sicuramente ci
sarà da divertirsi... eheheh!
A
voi la parola per chiudere come preferite…
(MDA) /
(MS):Grazie a voi per l'interesse e il supporto che ci avete sempre
dimostrato... un saluto a tutti i lettori... long live rock’n’roll!