Pittoresco e storico personaggio della musica metal italiana, Pino Scotto negli
ultimi anni si è distinto anche come conduttore televisivo sulle frequenze di
Rock Tv, e di lui ormai ne parlano un po’ tutti. Spesso basandosi soltanto sulle
sue (a volte discutibili) uscite, ma senza sapere la storia musicale e non che
si porta dietro. La pubblicazione dell’antologia/biografia Datevi Fuoco, Lo
Scotto Da Pagare, ci ha spinto a raggiungerlo per un’intervista.
Ciao
Pino! Quali sono le influenze e il background che hanno contribuito alla tua
crescita e formazione musicale?
Dal
rock ‘n’ roll degli anni ‘60 all'hard rock dei seventies, naturalmente passando
attraverso il blues che rimane una base fondamentale per il mio modo di cantare
e interpretare. Questo non toglie comunque che anche negli anni ‘80 ci siano
stati degli ottimi input per continuare a crescere.
Per i
più giovani: potresti riassumere i punti salienti della tua carriera?
Questa
mia passione è iniziata all'età di 15 anni, quando ho ascoltato per la prima
volta come un fulmine a ciel sereno “Jailhouse Rock” di Elvis, un 45 giri
arrivato in Italia di straforo portato da un mio amico più grande che per lavoro
faceva il marinaio su una nave. Da lì il percorso è passato attraverso grandi
passioni come Beatles, Stones, Hendrix, Deep Purple, Led Zeppelin ed è stato
all'età di 17 anni che ho formato la mia prima band con cui suonavamo cover di
questi gruppi storici. Questo fino al servizio militare, dopo di che sono nati i
Pulsar: facevamo rock sudista e con loro ho inciso il primo 45 giri. Intorno al
1980 sono nati i Vanadium, tutto il resto è storia e si può leggere sulla
biografia allegata al mio cd Datevi Fuoco, Lo Scotto Da Pagare con cui sono in
tour attualmente.
È più
probabile vedere ristampati i dischi dei Vanadium, di cui avevo letto che
purtroppo sono andati perduti i master originali, oppure la band riunita sullo
stesso palco? Anche di questo se n'era parlato qualche tempo fa, ma poi non se
n'è fatto più nulla.
Attualmente penso che nessuna delle due cose sia fattibile per problemi legali
inerenti al materiale Vanadium, e per questioni di tempo che non mi permettono
di pensare ad altri progetti.
Non
credi che un eventuale tour dei riformati Vanadium potrebbe attirare
l'attenzione di nostalgici e nuove leve? Hai già fatto tantissimo per l'heavy
metal in Italia ma questa sarebbe la definitiva consacrazione...
La
consacrazione di cosa? Di riproporre cose già fatte in passato? Comunque credo
di avere appena risposto a questa domanda.
Come
mai con i Vanadium non avete accettato la proposta di Jim Faraci di volare in
USA per tentare la carriera americana?
Per
duemila motivi, troppo lunghi da spiegare.
Seventh
Heaven è andato meno bene di altri dischi: forse qualcosa si era rotto per la
storia degli USA?
Colpa
dell'etichetta che non ha fatto assolutamente nessuna promozione e di una band
ormai stanca dopo il fallimento della Durium.
Che
cose è successo dopo Nel Cuore Del Caos? Come mai vi siete sciolti?
Come ho
sempre detto Nel Cuore del Caos, che poi è uscito circa 5 anni dopo, è stato un
album venuto fuori da una situazione di ripiego.
So che
la decisione di cantare in italiano è venuta dopo che hai incominciato a fare il
giornalista per riviste come L'intrepido, Tutto Musica e Spettacolo e Hard, e
hai capito che utilizzando la nostra lingua potevi arrivare direttamente a molta
più gente. Oggi come oggi ti senti più a tuo agio a cantare le tue canzoni in
italiano oppure quelle in inglese coi Fire Trails?
La
scelta della lingua italiana ai tempi è stata una sfida per uno come me a cui
piace continuare a sperimentare. Per quanto riguarda l'inglese è sempre stata
una scelta per un mercato internazionale.
A
proposito, cosa bolle in casa Fire Trails?
Per
adesso nessun programma, ognuno sta pensando ai suoi progetti.
Veniamo
al nuovo disco allora: com'è nata l'idea di questa antologia?
Dopo la
decisione di pubblicare questa mia biografia scritta da Norman Zoia, ho pensato
di abbinarvi un cd con dei miei brani in italiano, reinterpretandoli e
condividendoli con musicisti amici che stimo e che conosco da molto tempo.
Pino,
sei un personaggio che da sempre desta pareri contrastanti: o ti si ama o ti si
odia. Complice di tutto ciò è forse il tuo sempre colorito modo di esprimere il
tuo pensiero, che spesso ti ha portato a non risparmiare giudizi su artisti pop.
Come mai poi ha deciso di estendere la collaborazione del nuovo disco a
musicisti commercialmente più fortunati, forse anche facilmente attaccabili come
ad esempio J Ax o Le Vibrazioni...?
È
proprio lì la scelta, facendo capire ancora una volta che esistono solo due tipi
di musica: quella buona e quella di merda. Se ho scelto queste persone per il
mio cd è solo per stima e amicizia e assolutamente non per avere dei tornaconti
dalla loro presenza, anzi, ancora una volta ho voluto far capire che a me delle
stronzate non me ne frega un cazzo. Comunque per chi avesse ancora qualche
dubbio, andate ad ascoltarvi il risultato di questo nostro nuovo lavoro.
Ci
racconti brevemente che cosa c'è nel libro allegato al cd? Purtroppo assieme
alla copia promozionale giunta in redazione non c'era, quindi non abbiamo potuto
parlarne ai lettori in fase di recensione.
Il
libro racconta la mia storia da quando è iniziata questa mia passione, che
continua ad essere tale ancora oggi, passando attraverso quarant'anni di
carriera e palle on the road.
A
quando un nuovo capitolo solista?
Intanto
pensiamo a questo, che di lavoro e concerti ce ne è anche in abbondanza, io vivo
giorno per giorno figurati se vado a pensare a un nuovo progetto solista.
Tempo
fa avevo letto in un'intervista di un possibile album dal vivo, che ne è stato
di quella idea? Completamente scartata oppure...
La cosa
era troppo complicata da realizzare con tutti questi ospiti, perciò per avere un
buon risultato ho pensato di farlo in studio e pensa che sono bastati solo 25
giorni per realizzarlo, quando altri personaggi con questa tempistica non fanno
neanche la pre-produzione.
Facciamo un altro salto nel passato: nel 1992 hai preso parte al Monsters Of
Rock di Reggio Emilia, primo artista italiano coinvolto in una manifestazione di
caratura internazionale con artisti del calibro di Iron Maiden, Black Sabbath,
Testament e Pantera. Cosa ricordi di quella serata? Qualche aneddoto divertente
da raccontare?
La
prima grande emozione di quel giorno è stata quando arrivato a Reggio Emilia mi
sono ritrovato il mio nome scritto sul camerino tra Black Sabbath e Pantera, poi
tutta la giornata è stata un susseguirsi di grandi emozioni: dal concerto fino
alla tarda serata con vari personaggi che hanno partecipato a quella mitica
giornata.
So che
con la politica andiamo a toccare un tasto dolente, ad ogni modo la domanda è
d'obbligo, viste le recenti elezioni: cosa ne pensi dei risultati?
Non ci
resta che piangere e preoccuparci sul serio. Questo non per un motivo solo
politico, ma per il fatto che la gente non impara mai niente dai propri sbagli.
Pino a
te la parola per chiudere l'intervista, grazie mille per il tuo tempo e la tua
disponibilità.
Innanzitutto grazie a voi per lo spazio e per quanto riguarda il mio messaggio
ai ragazzi rimane sempre lo stesso: supportate le band italiane che vi piacciono
andando ai loro concerti e comprando i loro cd, e se proprio dovete masterizzare,
fatelo con gruppi già ricchi e famosi. E naturalmente l'ultimo messaggio per
tutti i bastardi e ladri di rock ‘n’ roll: datevi fuoco!