A qualche mese di
distanza dal singolo Zebra, ecco il debut album dei britannici Patchwork
Grace, glam/trash rock band guidata dalla cantante
Tori Trash. Fondamentale è proprio l’accattivante e sbarazzina voce che
caratterizza i 13 brani proposti, ma bisogna riconoscere il loro merito
anche ai restanti componenti, in particolar modo al bassista Joey Strange,
autore di una prestazione davvero sopra le righe. "It's like pop songs
played by a punk grunge band", così il chitarrista Crip descrive la musica
contenuta su Milk Teeth, ed effettivamente bisogna ammettere che elementi
riconducibili a punk, trash rock, rock n' roll, glam e pop sono ben
distinguibili all’interno delle varie composizioni. Una certa omogeneità di
fondo rende l’ascolto scorrevole e mai noioso e lo stile alquanto personale:
l’opener “Lovely”, già sentita come b-side del singolo di cui sopra, apre le
danze nella miglior maniera, mentre la successiva “Soap”, della quale è
stato girato un videoclip disponibile sul profilo myspace del gruppo,
strutturalmente segue la stessa forma up-tempo del pezzo d’apertura. La
sopraccitata “Zebra”, con il suo ossessivo refrain ("I don't want to be a
zebra"), è senza dubbio il piatto forte di questo dischetto. Dopo una
rivisitazione di “The Lovecats” dei Cure, ci pensano le dure e
guitar-oriented “Kharrrrarrah” e “Shminonio” a confondere le idee a chi
forse credeva di essere riuscito a inquadrare il genere suonato dal
giovanissimo quartetto inglese (l’età media si aggira intorno ai 19 anni).
La quadrata “Little Me” rallenta i tempi;
atmosfere oscure e introspettive per Nancy, che dopo una partenza a rilento
esplode come una bomba a mano nel finale; “Estella” riporta alla scanzonata
melodia dei primi brani, mentre “Meister Clinic” complica ulteriormente la
vita chi cerca a tutti i costi di dare un nome al tipo di musica proposto
dal combo d’oltremanica, con un power pop dal retrogusto amaro davvero ben
riuscito. Dopo l’allegra “Choc Milk & Cocaine”, chiudono la robusta “Pink
Aniseed” e la trashy e spensierata “Doctors Note”. Chi preferisce il lato
più semplice, diretto e coinvolgente del rock, troverà di sicuro pane per i
suoi denti.