PARASITE CITY, Sebastian
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Intervista a cura di Stefano Gottardi
Il
convincente debut 10 Hits To K.O. potrebbe essere il trampolino di lancio per
questa band made in Finland capitanata dal simpatico singer Sebastian. Siamo
andati a sentire che cosa aveva da raccontarci.
CiaoSebastian, per prima cosa come e quando vi siete
formati?
La band
è nata dall’incontro sui banchi di scuola fra Jari ed Antti. Erano due
chitarristi con il desiderio comune di mettere in piedi un gruppo, per cui
reclutarono un bassista, Heikki, amico di infanzia di Antti, ed iniziarono a
provare. È cominciato tutto così…
Come
mai avete scelto un nome come Parasite City, non trovi che possa far pensare ad
una cover band dei Guns N' Roses?
Sì…
credo che se potessimo tornare indietro al momento in cui lo abbiamo scelto
opteremmo per qualcosa di diverso. Jari ed Antti decisero il nome sin
dall’inizio e la band fondamentalmente nacque come tributo ai Guns N’ Roses.
L’errore fu non cambiare monicker quando cominciammo a scrivere e registrare
pezzi nostri, ma la vita è troppo corta per avere dei rimpianti. Dopo tutto si
tratta soltanto di un nome.
Avete
appena pubblicato il vostro debut album 10 Hits To K.O.: ti va di descriverlo
con parole tue?
È rock
semplice ma intenso. Molte canzoni del disco risalgono ai primi anni di vita
della band, siamo felici di averle finalmente registrate e di poterci in futuro
dedicare a del nuovo materiale. È un lavoro pieno di bei pezzi ricchi di
grande
feeling.
Chi ti
ha ispirato il testo di “Nymphomaniac”?
Devo
proprio dirtelo (ride)?
Uhm…
sì, dai!
Ok, ma
non farò nomi… la protagonista è una bellissima donna con una mentalità molto
aperta per quanto riguarda il sesso. Una di quelle con cui puoi andare avanti
per ore. È così bello che ogni persona sia diversa dalle altre e che ci si possa
divertire con gente di tutti i tipi; quel che voglio dire è che se ti ritrovassi
una ninfomane nel letto ogni sera, il divertimento prima o poi scomparirebbe.
Nella vita ci vuole la giusta misura in tutte le cose, ma lei è stata una grande
esperienza!
Qual è
l’idea alla base dei vostri testi? Ho notato che alcuni sono molto ironici e
dotati di un grande senso dell'umorismo, mentre altri sono più profondi e
introspettivi. Parlo di pezzi come “Burn”,
“Falling To Pieces”, “Tombstone”, “Battle Song”…
Cerco
sempre di scrivere testi che la gente possa interpretare in diversi modi.
Qualcuno non riesce a cogliere l’ironia che sta alla base di alcuni pezzi,
mentre altri ad esempio non capiscono il significato di “Burn”. Scrivo di cose
relative la mia vita o che sento in qualche modo mie, cercando sempre di
mantenere una vena se non ironica, quantomeno divertente. Alcune canzoni, come “Tombstone”,
sono più profonde e toccanti: in questo caso il mio intento è quello di fare
apprezzare di più a chi le ascolta le persone importanti che ha attorno. La vita
è corta ed i bei momenti, quando ci sono, vanno goduti appieno. Per farla breve,
tutto ciò che sentite riguarda me o le persone che mi stanno accanto.
Per il
vostro debut album avete scelto Johnny Lee Michaels (The 69 Eyes) come
produttore: oltre ad un grande sound, che cosa ha portato ai membri dei Parasite
City sul piano umano?
Lavorare con Johnny è stata una grandissima esperienza, credo che tutti noi
abbiamo imparato molto grazie ai suoi consigli, migliorando sensibilmente le
nostre prestazioni. È stato davvero bello poter avere un produttore di fama
internazionale, perché, consapevoli di cosa è stato in grado di fare in passato,
ci siamo affidati completamente a lui con la certezza che alla fine il disco
sarebbe stato un buon prodotto. Inoltre è nata anche una bella amicizia.
In che
modo Johnny Lee Michaels ha tirato fuori il meglio di voi durante leregistrazioni?
Non ha
usato lo stesso metodo di lavoro per ognuno. Qualche volta è persino uscito a
fare baldoria con alcuni di noi dopo le registrazioni, altre volte invece è
successo che rispedisse qualcuno a casa per farlo riposare un po’.
È una
persona che pretende molto, ma questo è uno di motivi per cui lo abbiamo voluto
come produttore. L’ambiente e l’umore in studio erano ottimi, l’ideale per
lavorare bene e senza difficoltà. Per fortuna abbiamo avuto anche il tempo di
registrare con calma, senza nessuna scadenza da rispettare: l’unica nostra
preoccupazione doveva essere quella di dare il massimo per ottenere un gran
debut album. E così è stato. Johnny è uno che parla molto e a cui piace
sperimentare sempre cose diverse, non perde mai la calma né la concentrazione e
inoltre ti incoraggia sempre. Alla fine abbiamo registrato anche alcune tracce
extra, così nel caso fossero servite non avremmo dovuto ritornare in fretta e
furia in studio. Una bella esperienza insomma.
Che
cosa vi ha messo maggiormente in difficoltà mentre registravate il cd?
Riuscire ad ingannare il tempo fra una sessione e l’altra: noi avremmo voluto
continuare a registrare senza sosta, ma a volte era necessario prendere una
pausa. A quel punto si andava al bar a cazzeggiare, ed era anche divertente, ma
il pensiero di tutti era quello di tornare in studio e finire il disco. L’unica
cosa che avevamo in mente era terminare quel fottuto album!
Qaul è
la cosa più importante che hai imparato durante la scrittura, la registrazione ela pubblicazione di 10 Hits To K.O.?
Posso
dire di aver capito una cosa molto semplice quanto importante: si può sempre
migliorare. Nella vita non si smette mai di imparare e si può sempre fare di
più, sia come musicista che come cantante. Si cerca di fare di tutto per essere
i migliori, ma spesso quando senti il nuovo disco di qualcun altro ti viene da
pensare: “Merda, se anche noi avessimo fatto questa cosa così sarebbe stato
meglio…”. Alla fine il lavoro duro ripaga di tutte le fatiche e per il secondo
album vogliamo farci in due pur di ottenere un grandissimo risultato.
Come vi
siete imbattuti nella Hype Records e come vi trovate a lavorare con loro?
Conosciamo Tommi (Liimatainen, boss della Hype Records e manager dei Negative.
NdR)da un bel po’ di anni, ben prima di firmare un contratto con la sua
etichetta. Veniva spesso ai nostri concerti, c’è sempre stato un buon dialogo e
così, quando ha avuto bisogno di nuove band da inserire nel roster, ci ha
proposto la collaborazione. Lavorare con la Hype è fantastico! Ci stanno
supportando e incoraggiando a dovere, e fanno di tutto per farci sentire
benvoluti. Non posso che spendere belle parole nei confronti di questi ragazzi.
In cosa
si differenzianoiParasite City dalle altre band finlandesi?
In
nulla, se non consideriamo che siamo la band meglio vestita, più brava a suonare
e più figa dal vivo (ride)! Scherzi a parte, non faccio paragoni con altri
gruppi. Abbiamo intrapreso un viaggio e proseguiamo per la nostra strada, quando
siamo sopra ad un palco suoniamo con il cuore per la gente che viene a sentirci.
I confronti li lascio fare agli altri…
Raccontaci qualcosa dei membri dei Parasite City, il loro carattere, le
abitudini e cosaportano in seno alla band oltre alla musica…
Jari è
il più razionale, e di solito è lui a occuparsi delle cose importanti assieme a
Heikki. Qualsiasi band ha bisogno di gente così, altrimenti sarebbe un casino.
Sono loro a cercare le date, a trattare coi gestori dei locali e a gestire quel
po’ di soldi che facciamo. Ilari è il batterista e il suo compito è bere,
dormire, suonare la batteria, bere, dormire… e cose così. Antti è il delinquente
della combriccola, bisogna stare sempre in guardia quando è attorno: solitamente
con lui ci si diverte e basta, a volte però è capace di farti incazzare per
davvero. Io invece mi dedico alle ragazze.
Qual è
la canzone che preferisci cantare dal vivo?
Al
momento direi “Selfish”, ma dipende dai giorni. A volte ci si stanca a suonare
sempre gli stessi pezzi, per fortuna ogni tanto ne saltano fuori di nuovi e il
divertimento ricomincia.
Preferisci stare in giro a suonare oppure rimanere a casa? Del resto l’hai detto
tu: "There's No Place Like Home"(nessun posto è come casa NdR)!
Il
meglio è la giusta dose di entrambe le cose. Stare in giro e suonare in un sacco
di posti diversi è stupendo, ma dopo un po’ si comincia a sentire il bisogno di
starsene un po’ in santa pace a casa propria. Nella vita bisogna saper trovare
un certo equilibrio. Non importa quello che fai, l’importante è dosare tutto:
non bisogna trascurare il lavoro e nemmeno le cose importanti come la casa, la
famiglia, gli amici ed il riposo.
Dove
vedi i Parasite City fra 5 anni? C’è qualcosa in particolare che vuoi fare, un
sogno nel cassetto d realizzare?
Di
sogni e speranze ne ho. Abbiamo appena pubblicato il nostro primo disco e spero
ne faremo ancora tanti. Voglio girare l’Europa e il mondo, suonare negli stadi e
nelle arene leggendarie. Voglio vedere Los Angeles per avere qualche storia da
raccontare da vecchio (ride)! Sarebbe bello fare musica e suonarla davanti ad un
pubblico per tutta la vita. Spero che fra 5 anni avremo già dato alle stampe
almeno un paio di album e girato l’Europa con un tour bus e la nostra crew al
seguito.
Siamo
alla fine Sebastian: vuoi aggiungere qualcosa?
Sì, una
citazione dal film Rocky: “Nella vita è meglio fare male una cosa che ami
piuttosto che fare bene una che odi.”. Alla prossima e grazie per il supporto!
Ci vediamo in tour!