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Dite la verità: se foste sposati con una vecchie megera rompicoglioni, aveste un figlio delinquente tendente all’obesità e una figlia orribile tendente alla demenza, cosa fareste? Mio padre a suo tempo ha deciso di raccogliere tutti i suoi risparmi e scappare in Brasile. E ha fatto bene. In questo modo ha evitato di vedere sperperati i suoi averi in riviste di gossip, parrucchiera e palestra in un caso; cibo, alcol e donnacce in un altro; automobili sportive e vestiti di dubbio gusto che manco Platinette avrebbe il coraggio di indossare, in quello più disperato dei tre. Fortunatamente per lui, mio papà non aveva la “carta nuovo disco” da giocarsi, mentre il buon Ozzy Osbourne, per sua immensa sfiga, sì. E così, raccolta quel poco di voglia che gli era rimasta, ha preso baracche e burattini e, in compagnia del fidato Zakk Wylde - a sua volta in compagnia della fidata autobotte di birra senza la quale non muove un dito dalla sua tenuta - si è chiuso in studio di registrazione. Il risultato di cotanto sforzo sonoro si chiama Black Rain. Dieci pezzi con cui pagarsi le bollette, assicurare un futuro agiato ai due mostr, ahem, ai due (anzi, tre!) figli e alla befana, e fare contenti tutti i fan, dimostrando al mondo di essere ancora in forma e rimandando così l’appuntamento con l’ospizio di qualche paio di anni. Esattamente un lustro e 365 giorni - ora più, ora meno - dopo il controverso Down To Earth, il nuovo lavoro è aperto da “Not Going Away”, brano cadenzato caratterizzato da un riffing che Zakk pare aver ereditato direttamente da Tony Iommi. L’assolo mi ha fatto diventare biondi i peli del petto ed è la dimostrazione che sull’argomento Black Sabbath l’alunno Wylde è decisamente preparato: sono diversi, infatti, i momenti che riconducono alle atmosfere cupe delle origini del Madman (“Black Rain”, “Civilize The Universe”, “Countdown’s Begun” e “Trap Door”). Non mancano le sorprese: “The Almighty Dollar”, il brano più lungo (quasi 7 minuti!), strano e funky dell’album, punta tutto sulla stravagante linea di basso, un ritornello vincente e un break strumentale da urlo. Davvero inusuale. Straordinarie le ballatone “Lay Your World On Me” e “Here For You” (nonostante faccia il verso alla mitica “Goodbye To Romance”), che assicurano al rocker tutto d’un pezzo (di legno? NdStefano) passaggi radio garantiti, corse in metropolitana a scrocco e maxi sconti dal panettiere all’angolo. Grande ritorno, non c’è che dire: il disco spazza via il poco positivo ricordo degli ultimi due platter (Ozzmosis e Down To Earth) e riconduce ai fasti di No More Tears con citazioni degne di lavori come No Rest For The Wicked e The Ultimate Sin. E, dopo l’ennesima accozzaglia di cazzate scritte, lo posso gridare al mondo intero: Ozzy ti amooooo! Beccati ‘sti 4 teskioni (me cojoni!) e non farci aspettare ancora sei anni per un altro cd. Ossequi alla signora. E tieni d’occhio i due gaglioffi, che mi preoccupano.
Voto:
Greg "pipistrello decapitato" De Rocca
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