Abbiamo
l’onore di presentarvi in anteprima il debut album dei Neondaze, terzetto
svedese scoperto grazie alla presenza del brano “Intoxicated” sulla recente
compilation Hollywood Hairspray 7 edita da Perris Records. La storia di questo
gruppo inizia davanti alla televisione: Lars Boquist, chitarrista di una cover
band (con un passato nei Pole Position e nei Reptilian) e da sempre alla ricerca
del cantante più adatto per interpretare le sue canzoni, una sera guardando Star
Search nota un concorrente, Marcus Lundgren, impegnato a
rifare un pezzo degli AC/DC del periodo Bon Scott. Ciò che sente è sufficiente
per capire che Marcus è la persona giusta. Subito contattato dà voce ai vecchi
demo di Lars, che però, spediti a varie case discografiche, non portano a nulla
di positivo. A questo punto i due pensano di avere bisogno di un batterista in
carne ed ossa e di una produzione degna di tale nome. Il gruppo è completato
quando il noto turnista Magnus Fritz diventa a tutti gli effetti un membro dei
Neondaze: dopo il suo intervento, dodici canzoni sono pronte e per il mixing
viene incaricato Stefan Pettersson dei Realtime Recording Studio. Il risultato è
un meraviglioso melodic hard rock album che, prendendo spunto da gente come Def
Leppard, Whitesnake, Scorpions, Black Sabbath e Van Halen, rielabora la proposta
in chiave moderna: Neondaze potrebbe fare la felicità di tutti i fan di Wig Wam,
Zan Clan, The Poodles e Brother Firetribe. La timbrica di Marcus, che ricorda
vagamente quella del Madman Ozzy Osbourne, si sposa con il piglio melodico della
sei corde di Lars e con la vena catchy che ogni brano possiede. Oltre alla
splendida e sopraccitata opener, “Intoxicated”, il disco è ricco di pezzi da 90:
il mid-tempo “Hold Me”, incentrato su un power chorus da brivido, l’up-tempo “Million”,
vera gemma 80iana dal refrain mozzafiato e le chitarre ruggenti, le
Ozzy-oriented “Stop Crying” e “Live 4 2nite”, l’ossessiva ma non ruffiana
“Critical Mass”, la ballatona à la Scorpions “Oullbemi Vampire” e la rocciosa e
trascinante “Traitorous”. Grandissime partiture e arrangiamenti, eccezionali
armonie vocali, un chitarrismo versatile e pungente, e una produzione
convincente: queste le frecce nell’arco di una band capace di mettere assieme
dodici brani davvero piacevoli. Tutto ciò che serve è una label disposta a
scommettere su di loro facendogli firmare un contratto. Siamo sicuri che non
passerà molto tempo prima che ciò accada…