NAUGHTY BOYS
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R U Naughty Enough?
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2007
(Artis Worxx)
Chi
sentisse la mancanza dei White Lion può finalmente consolarsi con questi Naugthy
Boys. Il quintetto svedese formatosi nell’ormai lontano 1989, scioltosi nel 1994
e poi riunitosi nel 2003 dà alla luce un buon album di hard rock anni ‘80 sullo
stile del Leone Bianco. Impressionante (pur con evidenti limiti) anche la
somiglianza tra la voce del singer Mikael Sandvik e quella del collega Mike
Tramp. A questi ingredienti principali si mischiano di volta in volta pizzichi
di Poison, Cinderella, Bon Jovi e Warrant, che danno vita ad un lavoro che, pur
non spiccando per originalità, risulta comunque estremamente moderno e piacevole
da ascoltare, merito anche di una produzione brillante e dell’ottima tecnica dei
musicisti. “Only God” e “I Will” aprono questo album all’insegna del gruppo di
Vito Bratta e propongono un hard rock semplice, immediato ed efficace. Sugli
stessi passi si muove il lento “After The Rain”, impreziosito da un assolo stile
CC De Ville. “Trail Of Tears” attacca come “In These Arms” dei Bon Jovi,
seguendone la stessa falsariga anche nel ritornello. Molto più originale è
invece “Last Man Standing” che, pur mantenendo stretto il legame con la band del
New Jersey, può contare su un ritmo ed un arrangiamento maggiormente personali
rispetto alle canzoni precedenti. “Stay” risulta essere il pezzo più tirato del
cd, lasciando a “Close My Eyes” il compito di rallentare la corsa dei cinque
“monelli”. “Better Tears” è un mid-tempo alla White Lion e rappresenta uno dei
brani più riusciti dell’intero lavoro. Sullo stile party rock si muove invece
“Is This Love”, che mette in luce le doti di solista del chitarrista Hasse
Olsson. Le note di un pianoforte introducono “Learn To Fly”, che riporta alla
mente le ballate dei Roxette. Il cd continua senza sostanziali cali, anche se
“Nothing Can Bring Me Down” e “2 Words Collide”, pur non in maniera scandalosa,
sanno un po’ di riempitivo. “Something To Believe In” richiama alla memoria non
solo nel titolo la ballata dei Poison intrecciata con “Somethimes She Cries”
tratta dal primo album dei Warrant. Un cd che, pur senza la pretesa di risultare
particolarmente originale, colpisce per l’estrema professionalità con cui è
stato realizzato. Dai suoni, al packaging, al look i cinque svedesoni non
sbagliano un colpo e, sfruttando l’attenzione dedicata alla fiorente scena nord
europea di questi ultimi anni, i Naugthy Boys potranno facilmente trovare posto
accanto ai pluri-osannati Crashdïet, Wig Wam e The Poodles. Non
sottovalutiamoli.