MYLAND
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No Man's Land
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2008
(Valery Records/Frontiers)
Tre
anni dopo l’ottimo debut autoprodotto
The Time Is Over (strano che nessuna
etichetta si sia interessata ad una possibile pubblicazione), i milanesi Myland
firmano con Valery Records e immettono sul mercato l’attesissimo successore,
intitolato No Man’s Land. La registrazione è stata effettuata in Italia, mentre
del mastering si è occupato
Kee Marcello (Easy Action, ex Europe) presso
i Bohusstudio di Goteborg, Svezia. La lista di ospiti è breve, ma costituita da
nomi importanti fra cui
il sopraccitato ex chitarrista degli Europe Kee Marcello, Tommy
Denander (Toto, Chicago, Paul Stanley, Richard Marx, Radioactive), Steve
Angarthal (Fire Trails) ed Alessandro Del Vecchio (Edge Of Forever, Moonstone
Project). Da subito la sensazione è che le cose siano state fatte nel migliore
dei modi, con cura e attenzione per i particolari e gli arrangiamenti.
Impossibile non notare l’ispirazione fornita dai grandi del genere come
Journey,
Toto e Survivor: No Man’s Land è un album di purissimo aor, che farà
letteralmente impazzire gli amanti di queste sonorità. A dispetto del ruolo di
batterista, il principale songwriter è proprio il talentuoso Paolo Morbini (ex
Eva, Exilia, Brunorock), coadiuvato dal bravo Guido Priori dietro al microfono,
ed una serie di musicisti già visti all’opera nel precedente disco o alla prima
collaborazione con questo progetto, ma sempre all’altezza della situazione. Il
risultato è un album, seppur fondamentalmente derivativo, frizzante e capace di
coinvolgere e divertire l’ascoltatore. Il songwriting è ancora una volta il
pezzo forte dei Myland, che riescono a piazzare 10 canzoni ricche di feeling ed
energia, cori ottimamente eseguiti, inserti strumentali sopra le righe e
ritornelli carichi di melodia. In mezzo a tanta bontà è d’obbligo citare due
brani come "The Wind Of Late September", impreziosito da un assolo di Kee
Marcello, e “Prisoner Of Love”, che può invece contare su un magnifico solo di
Tommy Denander.
Il resto scopritelo da soli: ne vale la pena! Un disco che non vi piacerà
soltanto se non amate l’aor…