MIND OF DOLL
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Low Life Heroes
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2008
(Tuhma Records/Red Pony Records))
Che cosa suoneranno questi Mind Of Doll? L'artwork ed il look non lasciano trasparire molte indicazioni: potrebbero essere una rock band come un gruppo grunge...
Il titolo e la cupa copertina del dvd allegato, riservato alla stampa e contenente il videoclip di "Marks On My Face", infittiscono ulteriormente il mistero.
La press release cita gente come Hanoi Rocks, The Hellacopters, Smack, Backyard Babies e Motörhead fra le influenze, e definisce il sound "Criminally Tight Rock With a
Twist Of Glam". Non resta che inserire il cd nel lettore e togliersi ogni dubbio.
La partenza, affidata a "Single Malt", è sicuramente d'impatto; alla violenza delle chitarre fa da contraltare una voce davvero particolare e sin dalla
prima strofa il paragone è ovvio: Joe Leste. La formula mid-tempo dell'opener viene ripresa dalla successiva "Lack Of Chance", in cui emerge maggiormente
l'animo oscuro che caratterizza buona parte delle composizioni. Un riffing devastante e un po' di melodia: questi gli ingredienti principali di Low Life Heroes,
che dopo un discreto avvio prende il volo con il sopraccitato singolo "Marks On My Face", che sembra una rivisitazione in chiave attuale dei magnifici Bang
Tango di Dancin' On Coals. Stupefacente la prova del cantante Visa, che compensa la mancanza di originalità con una classe unica.
Lo scatenato rock'n'roll di "Miss Pretty" vira su territori più moderni e cari ai Beautiful Creatures, pur senza l'ausilio di alcun artificio tecnologico; la
quadrata "Never Rising" è un'altra botta di adrenalina che combina chitarre taglienti a un chorus memorabile. Ancora ritmi sostenuti per "No Alibi", il pezzo
più scan rock del lotto assieme a "Pickin' Up Scum", che sembra nascere dall'incontro fra i Backyard Babies di Total 13 e i Bang Tango di Love After Death.
Capolavoro? Quasi, perché la palma del migliore va alla successiva "Sick Girl Sad Case", che ripesca l'atmosfera tenebrosa dei primi brani e, allo stesso tempo,
mette sul piatto della bilancia un tiro impressionante e un refrain ossessivo. Splendido il break centrale al cardiopalma e l'assolo del chitarrista Sakke. Chiudono
la grezza e cupa "Trouble Maker", che a tratti ricorda i conterranei Chevi Eye, e la ballatona acustica "Lovers". Questo disco è come un diesel: parte piano,
bisogna insistere, ma quando va, va in corsa. Non stupisce, quindi, che una band nata nel 2000 giunga all'agognato debut album soltanto 7 anni
dopo: evidentemente i Mind Of Doll volevano un esordio col botto, di quelli che lasciano il segno. È un vero piacere constatare che ci sono riusciti!