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Siamo andati a trovare Chris Vicini, ascia dei lombardi Midnite Sun, per potervi presentare una delle hard rock band più interessanti di casa nostra…

 

Ciao Chris, ti va di raccontare ai nostri lettori la storia della band? Come vi siete formati, la gavetta, etc…

 

L’embrione della band è nato nel 1997 da Enrico (voce) e Chris (chitarra), si è sviluppato dopo l’entrata e l’uscita in line-up di svariati musicisti, fino ad arrivare al 2002 con l’innesto in formazione di Willy prima e di Mark poi. Solo con l’ingresso di questi ultimi il gruppo ha iniziato a lavorare al 100% sulla produzione del proprio materiale. Per quanto riguarda la gavetta, è bene dire che in questo settore, e soprattutto con i mezzi di cui dispone l’Italia, non finisce mai. La nostra mentalità stakanovista, e soprattutto la voglia di farci ascoltare dal vivo, ci ha portato ad esibirci in condizioni assolutamente precarie. Non abbiamo mai snobbato posti di quart’ordine, dove l’accoglienza, l’organizzazione e l’inesperienza dei gestori avrebbero smorzato l’entusiasmo anche ad un dinosauro della scena! Malgrado tutto, l’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo perché riteniamo lo stage la migliore scuola possibile.

 

Quali sono le vostre influenze e di cosa raccontano i vostri testi?

 

Ascoltiamo di tutto, e di conseguenza qualsiasi cosa ci potrebbe influenzare, ma i nostri 5 cuori bruciano tutti per l’hard ‘n’ heavy! Skid Row, Whitesnake, Deep Purple, Judas Priest sono le band che più ci accomunano e che ci hanno spinto a suonare insieme, anche se ultimamente i nostri ascolti e le nostre nuove composizioni si stanno spingendo verso lidi più moderni, sulla scia di gruppi come Black Label Society. Nei nostri testi abbiamo voluto parlare delle esperienze con cui tutti i giorni veniamo a contatto, il che significa confrontarsi con l’intera gamma dei sentimenti umani che la quotidianità ci impone di vivere, enfatizzandone la parte più istintiva ed immediata. Le nostre liriche vogliono spiegare queste emozioni attraverso storie metaforiche e non, comunque mai lontane dalla realtà, attraverso le quali chi legge può identificarsi e calarsi al 100% in quello che è il mood della canzone.

 

Com’è arrivato il contratto con Adrenaline Records?

 

Primo Bonali, label manager dell’etichetta, ha ricevuto da un’amica il nostro Promo 2004, l’abbiamo contattato qualche tempo dopo e lui si è mostrato subito interessato a metterci sotto contratto. Per noi si è trattato di una proposta interessante perché, oltre ad essere un’etichetta in espansione, avrebbe considerato il grosso lavoro già fatto per il promo, e quindi per completare l’album avremmo dovuto ritornare in studio a registrare solamente altri 5 brani. Ci sarebbe piaciuto avervi potuto raccontare qualche storia a base di sesso, droga e rock ‘n’ roll, ma la realtà dei fatti ha prevalso e, come potete vedere, è ben diversa dalle leggende metropolitane che girano in questo ambiente.

 

Come mai avete deciso di intitolate il disco Groovin’ SEXplosion?

 

Visto che le idee erano molte, abbiamo stilato una lista di titoli, e tra questi abbiamo scelto Groovin’ SEXplosion perché era il titolo che, oltre ad avere l’assonanza migliore, rappresentava al meglio i contenuti espressi dalla band all’interno dell’album. Il groove e il sesso: due mondi incredibilmente fisici che si nutrono di passione ed istinto.

 

Hai un aneddoto particolare legato alle registrazioni del disco da raccontarci?

 

Volete una storiella alquanto insolita e curiosa? In piena fase di registrazione delle chitarre, improvvisamente una mattina abbiamo dovuto lasciare la sala ad una troupe cinematografica per le riprese di un film. Vista la frettolosa evacuazione, non sapevamo con certezza di che film si trattasse. Ci era solo dato sapere che il direttore della fotografia era il regista italiano Leo Salemi, agli onanisti più incalliti noto per averci regalato perle come “L’Albero delle Zoccole” e “Le-ò viste tutte”. Senza contare che entro la fine della giornata il buon Willy è riuscito a portarsi a casa numero di telefono e indirizzo di una delle attrici! Immaginatevi lo stupore di Leo quando lo abbiamo riconosciuto chiedendogli la foto… da lì è nata una collaborazione che è sfociata nelle riprese effettuate per il videoclip della nostra “Steal The Sun”. Tranquilli, noi non compariamo nudi!”.

 

Cosa riserva il futuro per i Midnite Sun?

 

Per il futuro ci auguriamo di suonare il più possibile live per promuovere il nostro disco e nel frattempo continuare a comporre nuove, fottute, canzoni.

 

Siete da poco rientrati da un mini-tour di sette date come support band degli House Of Lords: com’è andata?

 

È andata molto bene, direi!!Abbiamo avuto la possibilità di girare alcuni dei rock-club più belli d’Europa a supporto di una band di veri professionisti e signori come gli House Of Lords. Abbiamo suonato in Germania, Belgio e Svizzera e siamo riusciti a sfruttare al meglio i 45 minuti che ci erano riservati ogni sera, creandoci una piccola ma solida base di fans europei, dai quali in futuro speriamo di tornare!

 

Qualche storiella curiosa relativa al tour?

 

Per descrivere tutto quello che ci è capitato non basterebbe un’intervista intera! Era il nostro primo tour al di fuori dell’Italia e puoi benissimo immaginare quanto fossimo felici di essere lì, su quel pulmino carico di strumenti e valigie. Ve ne posso raccontare una che riguarda il sottoscritto, capitata durante l’unico day-off del tour, a Bochum, in Germania. Io ero in camera con Mark e nonostante fossimo stanchi morti dai bagordi della sera prima ci svegliammo piuttosto presto quella mattina. La nostra idea era quella di svegliare, in modo brusco, anche gli altri ragazzi della band. Mi ricordai di aver sentito Enrico parlare di una stanza numero 309, così io e Mark ci dirigemmo con passo spedito verso quella stanza e appena ci trovammo di fronte alla porta cominciammo a bussare forte e a urlare frasi nel nostro dialetto! Dalla parte opposta l’unica risposta fu un “wait a minute, please” che ci insospettì parecchio, ma non facemmo nemmeno in tempo a realizzare che un James Christian (il cantante degli House Of Lords) assonnato e scapigliato ci aprì la porta e ci domandò cosa ci facessimo lì!!! Noi ci guardammo in faccia imbarazzatissimi, cambiando colore, spiegandogli in qualche modo il nostro errore. James , anche in quella occasione , non perse il suo classico stile e ci rise sopra, togliendoci un grosso peso!

 

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