Sulle stesse fondamenta dove quest'anno ha miseramente fallito Lana Lane con Red Planet Boulevard, il chitarrista e factotum Lars Eric Mattsson (uno che negli anni '80 è stato scoperto da un talent scout del calibro di Mike Varney) riesce ad edificare un gradevole album pregno di soavi melodie. Il polistrumentista finlandese, accompagnato nuovamente dal fido Eddie Sledgehammer dietro il drum kit, torna sul mercato discografico con un nuovo full-length, il quarto col monicker Mattsson, contenente un ricco mix di metal, pomp rock, folk e progressive, interpretato da una voce femminile. La riuscita di questo lavoro, infatti, è senza dubbio opera oltre che della fertile vena compositiva dello stesso Mattsson, che si occupa anche del basso e delle keys, anche delle piacevoli linee vocali dell'ungherese Adrienn Antal, eccellente vocalist che, una volta tanto, riesce a scardinare la mia proverbiale misoginia-rock.
Possenti tastiere, faraonici archi a cura di un altro ospite, l' Astral Orchestra, virtuosistici assoli del leader e qualche inserto folk, guarniscono una raccolta di brani che, seppur non straordinari, possono soddisfare i padiglioni auricolari di molti fan del metal più melodico e ampolloso. Nella dozzina (in questo caso tutt'altro che "sporca") di song racchiuse in questo Dream Child, spiccano "I' m Coming Home" dalle convincenti derive folk, gli elaborati arrangiamenti di "Killing Everything" e le atmosfere acustiche di "Moonlight Dream". Non un capolavoro, ma indubbiamente un album meritevole di attenzione.