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Melodia a profusione, ottimi arrangiamenti e grandi cori, il tutto accentuato da una produzione sopra le righe, curata da Fredrik ‘Fredman’ Nordstrom (In Flames, The Haunted, Dream Evil): ecco riassunta in poche parole l’essenza di Some Kind Of Hate, debut album degli svedesi Maryscreek, licenziato dalla sempre più convincente MTM. Provate a immaginare i migliori gruppi sleaze degli anni ’80, quelli più sottovalutati ovviamente, con echi di Warrant e Skid Row più modernisti, Pink Cream 69 e Dokken (e addirittura Soungarden e Stone Temple Pilots) ben distinguibili scorrendo i pezzi che compongono questo cd. Un’orgia di chitarre impazzite, vocals struggenti, poderose e calde come un fuoco acceso, con una vena moderna che ottimamente si accompagna alle atmosfere vintage respirabili nell’arco dei 50 minuti di durata del disco. Grandioso il riffing, quadrato e oscuro, del talento della sei corde Bobby Ho, vero e proprio mattatore assieme al vocalist Mats Nilsson, la cui ugola è un perfetto compromesso fra Mats Leven e sua maestà David Coverdale. Un’alternanza fra tempi medi e sostenuti up-tempo lascia trasparire il brano più complesso e meglio riuscito del lotto: “There Is No God”, una perla di rara bellezza. A gemme come “Down” e “She”, purtroppo, bisogna accostare veri e propri riempitivi che diminuiscono il valore di un album comunque sopra la media e appetibile per tutti quei rocker che non si sono fermati agli anni ’80 e tollerano qualche soluzione più fresca e al passo con i tempi. Da riascoltare con il prossimo lavoro, che potrebbe stupire.
Voto:
Fabio Antonetto
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