Nascono
nel 1993 dall’incontro fra il cantante Millo e il chitarrista Leo, inizialmente
come cover band hard ’n’ heavy. Con il passare del tempo, fra cambi di line-up e
problemi vari, il gruppo pubblica un cd, Like A Disaster, nel 1999. Nuovi cambi
di formazione e dissapori all’interno della band, portano i Manara ad un
prematuro scioglimento nel 2003. Due anni dopo si riformano, si specializzano
sui Guns N’ Roses e nel 2006 danno alle stampe il secondo full-length, Gang.
Appena inserito nel lettore, l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una
band davvero devota ai propri idoli; se la maggioranza dei gruppi sleaze/glam/scan
rock del pianeta, vuoi o non vuoi cita sempre i GNR fra le principali influenze,
questo quintetto bresciano non solo ne è influenzato, ma ne riprende in tutto e
per tutto i principali elementi caratteristici. Dal cantato ruvido e selvaggio
del singer Millo, al retrogusto blueseggiante delle chitarre di Leo e Mato,
passando per ritornelli mozzafiato, assoli sfrenati e una vena punk che
imbastardisce ulteriormente le canzoni, tutto nella seconda fatica dei Manara fa
pensare solo ed esclusivamente agli scavezzacollo guidati da Axl Rose. Lo stile
delle composizioni riprende sia quello più diretto e in-your-face del mitico
Appetite For Destruction (“Hey Boss”, “King Of Roads”, “Suck My Dick Baby”,
“Iron Pussy”), che quello più ragionato e complesso dei due Use Your Illusion
(“Come With Us”, “Silver Night”, “Reflex In The Mirror”). La sensazione di déjà
vu è costante, quasi ogni passaggio è riconducibile a qualcosa già sentito su
uno dei lavori sopraccitati, tuttavia l’ascolto del disco è piacevole e i 61
minuti di cui si compone filano via lisci come un sorso d’acqua (in questo caso
sarebbe più corretto dire di Jack…). Gang è un album forse privo di originalità,
ma certamente adatto a chi da questa band vuole sentire soltanto quel tipo di
sound GNR-oriented che dal vivo è in grado di riproporre a dovere. Probabilmente
la dimensione live è quella più consona al gruppo: sopra al palcoscenico,
infatti, i Manara sono una macchina da guerra, forti di una presenza scenica
esaltata dallo stravagante frontman Millo, vero e proprio emulo di Axl, sempre
capace di sorprendere il suo pubblico con trovate divertenti. La scelta del voto
finale mi ha messo parecchio in difficoltà, costringendomi a ripetuti ascolti
che non hanno fatto altro che aumentare l’indice di gradimento dei pezzi,
tuttavia, alla fine la decisione è stata quella di assegnare un 4/6. Per il
futuro, però, è auspicabile la ricerca di una propria identità e l’inserimento
nelle canzoni di un briciolo in più di personalità, come fatto con la conclusiva
“Dreamland”, che potrebbe essere un ottimo punto di partenza per la composizione
dei brani del prossimo album. E ora aspetto soltanto che capiti l’occasione per
andarmeli a rivedere!