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Avevo sentito solo un pezzo dei Losfuocos, un po’ di tempo fa, nel mio girovagare per MySpace, e non mi era dispiaciuto per niente. Quando il Boss mi ha proposto questa recensione, ho accettato al volo. La band mi incuriosiva. Il giovane “power-trio” lombardo, formatosi nel 2003, arriva alla prima uscita ufficiale dopo 3 ep autoprodotti ed un’intensissima attività live (tour in Germania compreso). Le note biografiche danno come influenze principali nomi quali Hellacopters, Gluecifer, Peepshows, MC5, Stooges: le premesse sono ottime. “Suzanne” apre le danze e le premesse di cui parlavo non vengono tradite. Rock ‘n’ roll puramente scandinavo, chitarre ben in mostra, cantato pulito e potente ed una sezione ritmica decisamente Hellacopteriana. Il disco prosegue su questo standard e lo si ascolta tutto d’un fiato. Gli 11 brani presenti su Revolution ti esplodono davanti, ti aggrediscono, ti fanno sudare, cantare, ti fanno male. I ragazzi rendono al massimo quando i tempi si velocizzano e le influenze 70’s diminuiscono. “Honey”, “Great Right Dreamer” e “Rely On Me” ne sono un esempio lampante. Il suono è grezzo, il songrwriting e gli arrangiamenti squisitamente semplici ed immediati. Immaginatevi i Gluecifer un po’ meno distorti amoreggiare con i Peepshows un po’ più grezzi, il tutto “orchestrato” dal buon Nicke Andersson. Si giunge alla fine dell’album (dopo un’ottima versione di “Day Tripper” dei Beatles), e già c’è la voglia di riascoltarlo. Ok che sono alla prima uscita ufficiale, ok che sono giovani, ok che dovranno aggiustare il tiro, ma, signori, questo è un esordio con i fiocchi. Decisamente una ventata di aria fresca in questo luglio “tropicale”. Unica postilla: non vorrei che il fatto di avere solo una chitarra fosse un punto a sfavore on stage, ma questo non fa altro che accrescere la curiosità. Promossi!
Voto:
Paolo Iori
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