LOOKING 4 A NAME
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Tetragram
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2007
(Valery
Records/Frontiers)
Gradito
ritorno per i Looking 4 A Name del valido tastierista Larsen Premoli (qualche
parentela col mitico Flavio?), al lavoro pure coi Firetrails di Pino Scotto.
Diminuite drasticamente le influenze Dream Theater presenti sul disco d’esordio,
la band offre una maiuscola reinterpretazione del miglior rock progressivo.Ora
l’influenza primaria sembrano certi gruppi new-prog inglesi degli anni ‘80 e
‘90, con un buon utilizzo delle tastiere e piacevoli melodie vocali. Tema dell’
album è, come suggerisce il titolo, una tetralogia sui quattro elementi (terra,
acqua, aria e fuoco): per cui troviamo quattro suite (di quattro pezzi l’una)
oltre a sei brani staccati, per un totale di 22 canzoni. Nonostante la molta
carne al fuoco, il disco riesce a non annoiare l’ascoltatore, grazie anche ad
una semplicità di fondo che rende il progressive della band fruibile da
chiunque. Se l’ opener “The Beast” mantiene ancora coordinate piuttosto “hard”,
già con la prima parte della suite, ovvero “Earth”, il suono sembra molto più
debitore nei confronti di gruppi come Pendragon ed IQ, sia per l’utilizzo delle
tastiere che per le vocals di Francesco Panico (nel doppio ruolo di cantante e
chitarrista). Ottime in questo caso “The Rover “, dominata dal pianoforte e
“Flows” (dalla “Water Suite”), mentre “The Thief” (della “Air Suite”,
sicuramente la più riuscita dal punto di vista compositivo), rappresenta un
valido esempio di jazz-prog, grazie anche all’intervento di un sax tenore.Sprazzi
metal si possono trovare anche nella strumentale “War Pt.2”, ma è nei pezzi più
classicamente progressive che la band riesca a dare il meglio di sé. Le
influenze, oltre al già citato new prog, sono da ricercare negli storici gruppi
degli anni ’70, Genesis, Yes ed Emerson, Lake And Palmer in primis, ma anche
nella nostrana PFM, il tutto riletto in una versione più robusta e moderna.
Panico è un buon chitarrista e, pur con qualche limite, un discreto cantante,
mentre sono indubbie le capacità tecniche del resto della band, con in prima
linea Premoli, vero deus ex machina del four-piece milanese. Ci troviamo davanti
ad una delle realtà progressive più interessanti del momento: se vi piace il
genere, fate vostro questo album!