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Lasciati alle spalle i loro giorni da cane (e il batterista Tino, che detiene i diritti sul nome Dog Days), i membri storici Mos, Sabby e Joel Soul hanno trovato un altro scorticatore di pelli, Sebastian, un chitarrista aggiuntivo, Scotty Griffin, e un nuovo monicker, Liars N’ Cheats. Se il precedente Broke In Hollywood è stato uno dei migliori dischi street/hard rock ascoltati negli ultimi anni, questo All Our Heroes Are Dead non è certo da meno. Abbandonata la produzione di Gilby Clarke, i cinque ragazzacci californiani non hanno rinunciato a sfornare un prodotto dal sound Guns N’ Roses-oriented, merito anche (d’accordo, in maniera infinitesimale) del tastierista Dizzy “prezzemolo” Reed e del mitico batterista Steven Adler, che col suo inconfondibile tocco impreziosisce la cover di “It’s So Easy”. L’attacco della graffiante “I Did It All For The Money” mette subito in chiaro le cose: lo smalto di un tempo non è andato perso, né il senso per la melodia che da sempre caratterizza il songwriting del combo americano; “Truckstop Fever”, “Good To Be Bad”, “Free Form Radio” (dedicata a tutti i dj rock che se ne fregano delle mode del momento e passano solo la musica giusta), “Hookers & Taxicabs”, “My Lady Luck” e “Second-Hand Smokescreen” sono solo alcune delle canzoni che compongono un album splendido e convincente sotto a tutti gli aspetti. Forse l’unica pecca è una produzione qualitativamente inferiore rispetto a quella sfoggiata ai tempi del debut: senza dubbio il buon Gilby Clarke avrebbe saputo tirare fuori un suono un po’ più compatto, ma si tratta di un particolare irrilevante ai fini della valutazione di un lavoro comunque sorprendente. Voto:
Stefano Gottardi
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