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Report e foto di Stefano Gottardi La presenza sul palco del Lucile Rock N Roll House di uno dei miei idoli d’infanzia, Tracii Guns, non poteva restarmi indifferente e così, raccolto ciò che restava di me stesso dopo una dura giornata di lavoro, mi sono precipitato in quel di Verona. Un macroscopico errore di calcolo ha fatto sì che arrivassi al locale con un anticipo spaventoso. Poco male, una birretta e la possibilità di accaparrarsi una delle 4 (!) t-shirt misura L disponibili (le altre sembravano dei paracaduti… ma sono davvero così grassi gli americani?) non hanno reso vana la mia presenza a quell’ora… L’apertura, intorno alle 23, è toccata giustamente ai Markonee. Dico giustamente, nonostante le molte lamentele di chi, due concerti su tre a cui assiste se li ritrova come support band, perché quando nell’organizzazione degli spettacoli c’è di mezzo la Bologna Rock City mi sembra normale che questo ruolo spetti a uno dei gruppi coinvolti nel progetto. Il quintetto emiliano è costituito da musicisti navigati, sa tenere il palcoscenico ed ha dimostrato di poter fare una bella figura anche in sede live; il rovescio della medaglia è la presenza di un cantante dotato di una timbrica vocale del tutto inadatta alla proposta musicale, che verte su binari hard rock/class metal decisamente 80iani. Caratteristica fondamentale e irrinunciabile dei vocalist delle hair band dell’epoca di riferimento del sound dei Markonee erano estensione vocale e una timbrica cristallina, aspetti che purtroppo non ho riscontrato nel cantato del combo bolognese. Un vero peccato, perché brani come “Loved Land”, “I Know That You Know That He Knows” e “Burning” sembrano rendere tantissimo anche dal vivo. Da segnalare le cover di “Time Warp” di fama Rocky Horror Picture Show e “Lick It Up” dei KISS, cantata alla grande da un ospite d’eccezione, il “Paul Stanley” della tribute band Juliet Kiss. Una mezzora di concerto che ha dato il là all’esibizione degli L.A. Guns, che tornavano in Italia a pochi mesi dalla recente calata nello Stivale, per un’unica data. Un rapido cambio palco e Paul Black, Chad Stewart, Tracii e suo figlio Jeremy Guns si sono presentati on stage: impossibile anche per i più smemorati non imparare i nomi dei musicisti, dato che il minuscolo singer americano li ha ripetuti sino alla nausea. Per chi non lo sapesse, Black è stato il cantante delle “pistole di Los Angeles” prima di Phil Lewis e ha firmato buona parte dei brani presenti sull’omonimo debut del 1988. Solitamente, quando decido di raccontare un concerto, mi metto dietro alle prime file a braccia conserte e guai a chi mi disturba, questo per cercare di captare qualunque particolare, ma questa sera ho deciso che mi volevo soltanto divertire e che il bordo palco era la postazione più adatta per farlo. Nonostante la paura costante di ricevere in faccia il manico del basso di Jeremy (se avessi deturpato il mio bel visino, ragazzo, adesso te la dovresti vedere con la mia schiera di fan!), che più volte mi sono ritrovato ad un palmo dal naso, credo la scelta sia stata vincente. Gli L.A. Guns hanno sciorinato, uno dopo l’altro, una serie di classici estrapolati dai primi due album: “No Mercy”, “One More Reason”, “One Way Ticket”, “Sex Action” e “Never Enough” e una manciata di cover fra cui “You Can’t Alway Get What You Want” degli Stones e un’incazzatissima “Shut The Fuck Up” dei Brides Of Destruction, gentilmente offerta da un Jeremy Guns in versione vocalist. Non sono mancati il momento nostalgico, dedicato a “L.A.P.D.” e quello romantico, riservato a “The Ballad Of Jayne”, durante il quale Paul, da navigato latin lover, ha invitato una signorina notata fra le prima file e a salire sul palco e a rimanere a lui avvinghiata (con buona pace del di lei fidanzato) per tutta la durata del pezzo, e gli assoli. Dapprima Tracii ha deliziato le orecchie dei presenti con la sua fidata sei corde, dopodichè, a seguito di “Electric Gispy” e successiva uscita di scena del gruppo, è stato Paul Black a fare ritorno on stage per dare il via ai bis. Paul si è inaspettatamente accomodato dietro alla batteria, mettendo in mostra discrete doti, e ha proseguito il suo personalissimo show con piroette e crowd surfing fra la folla impazzita. Dopo un accenno di “TNT” con Chad alla voce, l’improvvisato drummer ha ceduto il posto all’improvvisato cantante ed è stato il turno dell’inattesa “Over The Edge” da Hollywood Vampires e “Rip And Tear” che ha degnamente chiuso uno show se non memorabile, quantomeno fottutamente divertente! Se, da un lato, Paul Black è un singer tutt’altro che impeccabile, dall’altro è un vero frontman, un animale da palcoscenico di quelli che il rock and roll ha sempre bisogno. Tracii si è dimostrato un grandissimo chitarrista e chi non è d’accordo è un pazzo! Peccato non sia uscito a firmare qualche autografo come hanno fatto gli altri, ma voci di corridoio lo davano indaffaratissimo nel backstage a spiegare a tre donzelle che cos’è lo sleaze rock; mentre facevo ritorno a casa, in fondo alla via dove è situato il Lucile ho notato la sagoma di due avvenenti fanciulle in compagnia di Paul Black. Chissà dove stavano andando… Se rinasco faccio il rocker anche io, altro che lo scribacchino!
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