È innegabile che Daniele Liverani sia uno dei simboli del metal italiano: chitarrista, tastierista, bassista, autore e produttore, è stato responsabile di un discreto
numero di dischi, molti dei quali pienamente riusciti. Dai seminali Exarule ai lavori a suo nome, passando per gli ottimi Empty Tremor e per l'ambizioso progetto Genius
(per il quale si è circondato di vocalist del calibro di Steve Walsh, John Wetton, Lana Lane, Mark Boals e Midnight), si arriva ai Twinspirits e a questi Khymera, giunti alla
terza prova discografica. Se l'album d'esordio vedeva alla voce un "certo" Steve Walsh, dal successivo A New Promise la formazione si è stabilizzata con Dennis Ward
(chitarrista dei Pink Cream 69) nella doppia veste di cantante e bassista, il fido Dario Ciccioni alla batteria e Tommy Emolli alle chitarre, lasciando il buon Daniele
al solo ruolo di tastierista, mentre i fratellini Martin (House Of Lords) si sono occupati del songwriting. Diversamente dalle altre band di Liverani, più orientate verso il
progressive metal, i Khymera prediligono sonorità aor dalle marcate influenze eighties. Dopo l'intro "Ablaze", che non può non ricordare "Ides Of March" che apriva
Killers (sono io che sto impazzendo o sento gli Iron Maiden ovunque?), il disco parte magnificamente con "Beautiful Life", brano semplice quanto piacevole, bissato
poi dalle solari "Borderline" e "Since You Went Away", durante l'ascolto delle quali verrete di sicuro posseduti dai magici refrain. Il chorus della
dolce "Love Has Been And Gone" vi rapirà per portarvi in un luogo fantastico e lontano, probabilmente simile a quello riprodotto sulla copertina del cd. Purtroppo
però c'è da segnalare che la seconda metà del disco, pur rimanendo su buoni livelli, perde quel quid compositivo mostrato dalla band nei primi pezzi, assestandosi
su un aor più accademico e manieristico. The Greatest Wonder è comunque un'altra buona prova targata Khymera: poca originalità, ma sicuramente un valido platter
per gli estimatori della frangia più melodica dell'hard rock.