Dopo i
recenti come back di mostri sacri come House Of Lords, Whitesnake e Def Leppard,
tocca ora ai Journey tornare alla ribalta con un album di inediti. La maggiore
sorpresa che potrete trovare su questo Revelation è la presenza dietro il
microfono del giovane singer filippino Arnel Pineta, proveniente dalla
semisconosciuta cover band The Zoo. Grazie alle proprie esibizioni fatte
circolare su YouTube, Arnel si è fatto notare al punto di essere scelto per
ricoprire il ruolo che fu di Steve Perry prima e successivamente di Stave Augeri.
Compito non certo facile per questo ragazzo che, pur non potendo contare sul
carisma di Perry, sulla classe di Augeri o sulla grinta di Jeff Scott Soto,
sfodera una prestazione tecnicamente validissima. Decisione coraggiosa quella
presa da Shon e soci che invece di puntare su nomi noti (uno su tutti quello di
Kevin Chalfant, che forse anche a questo scopo aveva recentemente pubblicato un
album di cover dei Journey) hanno preferito affidarsi alle doti di questo
giovane singer. Per convincere anche i più scettici sulla bontà della scelta
effettuata, potrete trovare nella versione limitata del nuovo disco un secondo
cd con i brani classici reinterpretati da Pineda ed un dvd con il concerto
tenuto dalla band alcuni mesi fa in quel di Las Vegas. Il nuovo album risulta,
come nella migliore tradizione del gruppo, godibilissimo dal primo all’ultimo
minuto. A partire dall’hit radiofonico “Never Walk Away” (clonata dalla già
splendida “Higer Place”), proseguendo con la trascinante “Change For Better” e
passando attraverso le classiche ballate “Like A Sunshower”, “After All These
Years” e “What I Needed”, la band di San Francisco rispetta appieno quelle che
sono le aspettative dei propri fan, mescolando quanto di meglio proposto nei
lavori più recenti come Arrival e Generation. Un disco ricco di brani
orecchiabilissimi tra i quali meritano una particolare menzione il lento “Turn
Down The World Tonight” carico del pathos delle cose migliori di Meat Loaf, la
rocheggiante “Where Did I Lose Your Love” basata su una ritmica alla Van Halen e
l’appassionata “What It Takes To Win”. Un album convincente sotto ogni punto di
vista e da annoverare tre le migliori uscite in questa prima parte del 2008.