JANY
JAMES AND THE BANDITS -
Decadence & Chaos -
2008
(Illegal Records)
Un lunedì piovoso, niente traffico, alle 7.00 del mattino il mondo dorme. Una voce roca e grintosa esce dal mio lettore cd e mi baratta al mondo plumbeo in cambio
di una dose di whisky e rock'n roll. La voce di Jany affascina, strappa, invita, ironizza, dà il benvenuto lentamente - "Welcome" - in un mondo
di anime perse, ebbre di dolcezza malata, ma ribelli nell'essenza. Benvenuto nell'atmosfera fumosa di un una colonna sonora per sguardi rimasti
liberi ancorché disillusi, per rocker tiratardi e sognatori diurni, dipanata da una ciurma di pirati della vita, votati a rubare l'immaginazione e restituirla in chitarra e voce.
È il racconto di un rock passato di moda ma che rimane nel cuore e stordisce i sensi di chi nelle tastiere di "Hang Me Up Motherfucker" sente gli echi di
serate intrise di Quireboys e Jack Daniel's. Storia di eroi romantici, che occhieggiano in un artwork sorprendentemente curato e maledettamente ben fatto
per una self production. E la narrazione si snoda tra incanti di sirene ad ispirare la ballata
di "What L.o.v.e. Means" e l'ariosità di "Girl Of My Life" (che, da brava romantica d'epoca , vorrei per me e che è già in loop nella mia testa.) Ma
non c'è troppo tempo per i bardi nelle fiabe rock e un bel "Fuck", potente sintetizzante di molti pensieri, diventa un grido a cui accodarsisenza riserve… neppure per sé stessi.
Una chitarra ricca di sfumature accompagna una voce che seduce e schiaffeggia allo stesso tempo, quasi a definire un album che nelle
successive, graffianti, "Sweet Desire" e "Take The Dog" convince definitivamente della sua attitudine di rock puro e, con il blues melanconico (ma non manieroso)
di "Bourbon Serenade", conquista l'animo.
È un rock non banale quello di Jany e dei suoi Bandits, piacevolmente blueseggiante ma a tratti di una durezza grezza, che piace a chi non si incastra
bene nei compromessi dell'imperante panorama nordico, già preannunciato nei precedenti lavori Xmas Without Xs e nel singolo Fuck!, ma che solo ora trova la sua
completa espressione.
'L'ultima', acustica, breve, "Davy Jones", come a chiudere la narrazione, lascia quasi tristi, di non poter averne ancora
e continuare, così, questo strano sogno ad occhi aperti, puzzolente di botte e smanioso di rock'n roll.
Evitare l'ascolto alla guida di un auto. Sconsigliato ai malati di razionalità.