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A guardare le foto del booklet, Jann Wilde, con quel look così retrò che fa tanto icona rock anni ’70, sembra un ragazzo appartenente a un’epoca diversa dalla nostra. Effettivamente anche la musica dei suoi Rose Avenue sembra figlia di un tempo lontano, distante da tutte le mode e i clichè che caratterizzano la maggioranza delle uscite discografiche attuali. La voce calda e suadente dell’androgino singer carezza melodie malinconiche e mai banali, la chitarra di Arde culla note delicate ma efficaci e la sezione ritmica composta da Renè (basso) e Tender Rexx (batteria) è il collante che contribuisce a formare un’alchimia sonora ipnotica e irresistibile. Quattordici canzoni dal retrogusto amaro (di quelle che amo definire sad glam), quattordici piccole perle che scivolano sul corpo ma penetrano nell’anima come gocce di pioggia di un violento acquazzone. Brani che raramente superano i 3 minuti di durata, e che si dividono fra sostenuti up-tempo e romantici tempi medi, sempre avvolti da un grigio involucro che provoca un senso di sofferenza fortemente evidenziato dall’enfatica performance di un superlativo Jann Wilde. Difficile rimanere indifferenti dinanzi a gioielli del calibro di “Boys Out Of New York”, “A Fine Day For Revolution”, “Every Heartbeat”, “Lover Lover Lover”, “Soft Is Selling”, “Nothing But The Sky” e “Cinnamon”, anche se trovare una composizione qualitativamente inferiore alle altre è impresa assai ardua. Fatevi un regalo: procuratevi questo disco. Voto:
Stefano Gottardi
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